Letture:
Fratelli e sorelle,
il Vangelo di questa terza domenica di Pasqua ci conduce lungo una strada polverosa, quella che da Gerusalemme porta a Emmaus. È la strada della delusione, della speranza infranta, della fede che vacilla. I due discepoli camminano con il cuore pesante: avevano creduto, avevano sperato, avevano sognato… e ora tutto sembra finito.
Quante volte anche noi ci troviamo su quella stessa strada. Quando la vita ci delude, quando le nostre attese vengono spezzate, quando il male sembra avere l’ultima parola. Portiamo dentro amarezza, a volte persino incredulità. Ci diciamo: “Non era questo che speravo. Non era questo che avevo chiesto”.
E mentre l’uomo continua a inseguire il potere, a costruire dominio sugli altri, a generare conflitti, vediamo attorno a noi guerre, violenza, morte. È la storia di sempre: il cuore umano, quando si allontana da Dio, finisce per ferire, dividere, distruggere. E allora cresce la tentazione di pensare che nulla possa cambiare davvero.
Ma proprio su quella strada di delusione accade qualcosa di sorprendente: Gesù si avvicina. Non si impone, non giudica, non interrompe con forza. Si affianca. Cammina con loro. Ascolta. Entra nel loro dolore.
Questo è il primo annuncio di Pasqua: Cristo risorto non ci abbandona mai, soprattutto quando siamo smarriti. Anche quando i nostri occhi sono incapaci di riconoscerlo, Lui è lì.
Gesù prende sul serio la loro tristezza, ma non li lascia chiusi nella disperazione. Li aiuta a rileggere la loro storia alla luce delle Scritture. Fa capire che la sofferenza non è la fine, ma un passaggio. Che la croce non è l’ultima parola: l’ultima parola è la vita.
E poi c’è quel gesto semplice e decisivo: lo spezzare il pane. È lì che gli occhi si aprono. Non in un miracolo clamoroso, ma in un gesto quotidiano, familiare. È lì che riconoscono che la vita ha vinto sulla morte, che la speranza non è stata delusa.
Fratelli, anche noi oggi possiamo riconoscere il Signore:
- quando la Parola di Dio illumina le nostre notti,
- quando qualcuno ci sta accanto nel dolore,
- quando condividiamo il pane, quando scegliamo la pace invece della violenza.
In un mondo segnato da guerre e divisioni, il cristiano è chiamato a essere testimone di un’altra logica: non quella del potere, ma quella dell’amore; non quella della forza, ma quella della misericordia.
I discepoli partono tristi e tornano pieni di gioia. Partono fuggendo e ritornano annunciando. Perché chi incontra davvero il Risorto non può restare fermo.
Allora anche a noi oggi il Signore rivolge lo stesso invito: lascia che io cammini con te. Non chiuderti nella tua amarezza. Non restare prigioniero della tua delusione. Io sono vivo, e cammino accanto a te.
E forse, anche nei momenti più bui, potremo dire come i discepoli:
“Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre Egli ci parlava lungo la via?” Amen.

