Luca 24,13-35 “Lo riconobbero nello spezzare il pane”.
L’ICONA DI EMMAUS (cfr. Luca 24, 13 -35) E LA S. MESSA E I CRITERI DEL DISCERNIMENTO
Luca in questa pagina (cfr. Luca 24, 13 -35) rilegge l’esperienza Pasquale alla luce dell’esperienza Eucaristica, ormai cinquantennale quando lui scrive il Vangelo; e viceversa rilegge l’esperienza Eucaristica alla luce dell’esperienza Pasquale.
Emmaus è una sorta di Messa itinerante.
- Siamo noi quei discepoli – uno dei quali appositamente anonimo perché ciascuno si metta al suo posto- e siamo in cammino; siamo l’assemblea radunata dalle nostre case.
- Un’assemblea di battezzati che confessano prima di tutto i propri peccati, le proprie delusioni, le proprie fughe da Gerusalemme, le proprie nostalgia per la vita di prima. Il Signore ci lascia sfogare, anzi provoca il nostro sfogo-che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?- perché non ha paura dei nostri lamenti. Prendere sul serio le delusioni, i lamenti, le fatiche, le critiche, senza ribattere colpo su colpo, ma cercando di capire cosa c’è dentro: è il primo passo per un discernimento autentico.
- E il Signore si affianca: senza imporre ai due il proprio passo, senza chiedere a loro di tornare sulla retta via, di fare retromarcia e prendere la direzione giusta, Gerusalemme. No, avvia il dialogo, si innesta nelle delusioni e nell’aumento dei due discepoli annuncia: tutto ciò che lo riguarda nelle Scritture. La liturgia della parola, alla cui strutturazione ha contribuito anche questa pagina lucana, offre il paradigma principale per il discernimento che deve avvenire nell’ascolto comunitario delle Scritture. Il criterio sapienziale più importante è la lettura cristologica delle Scritture, la Parola di Dio alla luce della Pasqua. Tutto va interpretato nella chiave del kerigma di morte, sepoltura, risurrezione, vita nuova.
- L’ardore del cuore, pur senza sfociare nel riconoscimento esplicito, cresceva lungo il cammino. Per quale motivo? Certo, il cuore dei due discepoli ardeva per il fascino del Signore; forse ardeva anche per la sua maestria nell’interpretare le scritture che apriva la mente dei cuori dei discepoli.
- Ma si può cogliere anche un altro motivo: i due dicono che il cuore ardeva “mentre conversava con loro lungo la via”. Non è solo il fascino personale del predicatore a scaldare il cuore, e nemmeno solo la bellezza degli argomenti – due aspetti comunque importanti -, ma anche e forse soprattutto il fatto che Gesù predica lungo la via, facendo la strada con loro. Hanno avvertito che quella parola non è pronunciata da una cattedra, ma sulla strada, camminando con loro. La parola che scalda, anche quando il predicatore è fermo sul pulpito – come nella celebrazione Eucaristica – è una parola itinerante, che nasce dalla condivisione di un cammino. Ecco un altro criterio: la comunità discerne con un atteggiamento itinerante; non restando seduta alla meta, tentata di giudicare chi è dentro e chi è fuori dal sentiero, e nemmeno stando seduta alla partenza, lasciando che ciascuno vada dove vuole, ma apprezzando i faticosi cammini di tutti, soprattutto di coloro che arrancano, accompagnandoli.
- “Resta con noi perché si fa sera”. Giunti a Emmaus, l’invito dei discepoli è una risposta al maestro, quasi un implorazione a colui che ha fatto balenare una luce nuova nella loro vita. Nella liturgia, sarebbe una preghiera dei fedeli, come risposta alla parola che scalda il cuore.
- Ma questo invito esprime anche il desiderio di accogliere il forestiero, come l’avevano definito l’inizio del dialogo; qui “resta con noi “ è quindi anche un gesto di ospitalità, l’offerta della casa e della mensa. È un segno offertoriale, la condivisione delle proprie risorse. Il discernimento comunitario non può venire se non nello stile dell’invito: “resta con noi perché si fa sera”, cioè in un clima orante, in un clima accogliente, con un’attenzione speciale a chi è forestiero, a chi non è dei nostri.
- Il pane posto sulla mensa dai discepoli diventa Pane Eucaristico: così come nei racconti della moltiplicazione, in questa scena l’evangelista usa con cura i termini dell’ultima cena, il linguaggio eucaristico: “prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”. E nello spezzare il pane scatta il riconoscimento, perché riconosce pienamente il Signore risorto chi lo sperimenta come Signore offerto, come pane spezzato e condiviso. Solo chi avverte l’abbraccio del suo amore può riconoscere confessare che Gesù è il Signore. Il discernimento comunitario prende le mosse dalla frazione e condivisione del pane:
- sia quella rituale, la celebrazione e la comunione eucaristica,
- sia quella esistenziale, il servizio e la prossimità alla gente.
Chi si nutre del corpo Eucaristico del Signore, può meglio discernere le esigenze delle membra del corpo ecclesiale e del corpo sociale.
- La scomparsa improvvisa del Signore è la condizione perché i due discepoli non si attardano a parlare con lui , non lo accerchiano, non si chiudano in una bolla emotiva. È la condizione per la missione: ora tocca a loro. Il pane condiviso li mette in moto, li spinge a ripercorrere gli 11 km in direzione inversa rispetto all’itinerario precedente. Paradossalmente, nel cammino sbagliato, quello della delusione, del dolore, Gesù li accompagna passo dopo passo; invece nel cammino giusto, quello del riconoscimento e della missione, Gesù li lascia soli. Il Signore si mette al fianco dei fragili, mentre lascia che i forti camminino con le loro gambe. L’orizzonte missionario, lo sguardo su l’umanità, e non lo sguardo limitato alla soluzione delle beghe interne alla comunità, è un’altra condizione per un adeguato discernimento comunitario.
- A Gerusalemme i due trovano “riuniti gli 11 e gli altri che erano con loro”, I quali annunciano il carisma in questa forma: “davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!”. Loro stessi raccontano quanto è accaduto lungo la via. Sembra di sentire l’anticipo -o l’eco – di quanto scrive San Paolo, quando, tre anni dopo la conversione, va a Gerusalemme a conoscere Cefa, rimanendo con lui 15 giorni (cfr. Galati 2,1-2). E poi 14 anni dopo, va di nuovo a Gerusalemme, esponendo il Vangelo alle persone più autorevoli, “per non correre o aver corso invano” (cfr. Galati 2,1-2). E’ il criterio del confronto con la Tradizione e il Magistero: il discernimento, per essere davvero comunitario, deve paragonarsi con coloro che sono posti alla guida della comunità, come garanti della fede apostolica e dell’autenticità dell’annuncio (Tradizione) ed è la comunione ecclesiale (Cattolicità).

