Letture
Ezechiele 33,1.7-9 Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò contro a te.
Salmo 94 (95) Ascoltate oggi la voce del Signore.
Romani 13,8-10 Pienezza della Legge è la carità.
Vangelo: Matteo 18,15-20 Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.
Sentinella del prossimo
Fratelli e sorelle,
la Parola di Dio che ascoltiamo oggi ci mette davanti a una responsabilità che spesso preferiremmo evitare: non possiamo essere indifferenti davanti al male, alla sofferenza e agli errori del nostro fratello.
Gesù, nel Vangelo secondo Matteo, ci dice: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». È una parola esigente, perché ci chiede di entrare nella vita dell’altro, non per giudicarlo, umiliarlo o condannarlo, ma per guadagnarlo, cioè per aiutarlo a ritrovare la strada del bene.
La correzione fraterna, quando nasce dalla carità, non è un atto di superiorità. È un gesto d’amore.
La sentinella che non può tacere
La prima lettura, tratta dal profeta Ezechiele, usa un’immagine molto forte: quella della sentinella. Dio dice al profeta: «Io ti ho costituito sentinella per la casa d’Israele».
La sentinella è colui che veglia. È colui che guarda lontano, che presta attenzione, che si accorge del pericolo prima degli altri. E proprio perché vede, ha il dovere di avvertire.
Questa parola riguarda anche noi. In qualche modo, ognuno di noi è sentinella per il proprio fratello.
Non siamo chiamati soltanto a preoccuparci della nostra vita, dei nostri problemi, della nostra salvezza. Dio ci affida anche gli altri. Ci chiede di avere occhi capaci di vedere, orecchi capaci di ascoltare e un cuore capace di accorgersi.
Quante volte, invece, vediamo qualcuno che si sta allontanando dal bene e diciamo: «Non sono affari miei»? Vediamo una persona soffrire e pensiamo: «Ci penserà qualcun altro». Ci accorgiamo che un fratello sta sbagliando, ma preferiamo tacere per non avere problemi.
Ma la Parola di Dio ci ricorda che l'indifferenza non è neutralità.
Madre Teresa di Calcutta diceva: «Il più grande male è l’indifferenza».
L'indifferenza è quel modo di vivere per cui vediamo il bisogno dell'altro, ma facciamo finta di non vederlo. Sentiamo il grido del fratello, ma continuiamo per la nostra strada. Ci accorgiamo del suo errore, ma scegliamo il silenzio perché è più comodo.
La sentinella, invece, non può essere indifferente.
Correggere è amare
Gesù però ci insegna anche come correggere.
Dice: «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo».
È importante questo particolare: prima di parlare con gli altri, parla con lui.
La correzione cristiana non è il pettegolezzo. Non è mettere in piazza gli errori degli altri. Non è parlarne alle loro spalle. Non è cercare alleati contro qualcuno.
È andare dal fratello, guardarlo negli occhi e dirgli con sincerità, ma anche con misericordia: «Quello che stai facendo ti sta facendo del male. Io ti voglio bene e per questo non posso far finta di niente».
Quanto è diversa questa correzione dalla critica!
La critica spesso nasce dall'orgoglio: «Io ho ragione, tu hai torto».
La correzione fraterna nasce invece dalla carità: «Ti voglio bene e desidero il tuo bene».
Per questo San Paolo, nella Lettera ai Romani, ci offre la chiave di tutto: «Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole». E aggiunge: «L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della Legge è l’amore».
Ecco il criterio con cui dobbiamo correggere: l'amore.
Se correggo mio marito, mia moglie, un figlio, un amico, un confratello, un collega o una persona della comunità, devo chiedermi: lo sto facendo perché amo questa persona o perché voglio dimostrare che ho ragione?
Perché si può dire la verità senza amore e quella verità può diventare una ferita. Si può anche tacere per falsa prudenza, quando invece sarebbe necessario parlare.
La carità, invece, ci insegna a trovare il momento giusto, le parole giuste e soprattutto il cuore giusto.
Avere occhi per vedere
Essere sentinelle significa allora avere uno sguardo attento.
Ci sono fratelli che non hanno bisogno soltanto che qualcuno dica loro: «Hai sbagliato». Hanno bisogno che qualcuno si accorga che stanno male.
Forse dietro un carattere aggressivo c'è una ferita.
Dietro un silenzio prolungato c'è una sofferenza.
Dietro una persona che si allontana dalla comunità c'è una delusione.
Dietro un errore ripetuto c'è una fragilità che nessuno ha ancora saputo ascoltare.
Essere sentinelle significa accorgerci.
A volte la correzione più cristiana non comincia con una parola, ma con una domanda: «Come stai veramente?»
E forse una delle più grandi forme di carità che possiamo offrire oggi è proprio questa: non lasciare solo il fratello nel momento in cui sta sbagliando.
Gesù non dice: «Se tuo fratello sbaglia, abbandonalo». Dice: «Va’».
Quel «va’» è fondamentale. È un verbo che ci mette in movimento. L'amore vero non rimane spettatore.
Una comunità che si prende cura
Nel Vangelo, poi, Gesù indica un cammino progressivo: prima il confronto personale; poi, se necessario, il coinvolgimento di altre persone; infine la comunità.
Questo ci dice che la Chiesa non è semplicemente un luogo dove ciascuno pensa a se stesso. È una famiglia nella quale ci si prende cura gli uni degli altri.
Una comunità cristiana autentica non è quella nella quale nessuno sbaglia. È quella nella quale nessuno viene lasciato solo nel proprio errore.
E questo vale anche per le nostre famiglie.
Un figlio ha bisogno di genitori che sappiano correggere con amore. Un coniuge ha bisogno di qualcuno che sappia dire la verità senza ferire. Un amico ha bisogno di un amico che abbia il coraggio di dirgli quando sta prendendo una strada sbagliata.
La vera amicizia non consiste nel dire sempre «hai ragione». A volte consiste nel dire: «Ti voglio bene abbastanza da dirti che stai sbagliando».
«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome»
Il Vangelo termina con una promessa bellissima: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Quando correggiamo il fratello nella carità, quando ci riconciliamo, quando cerchiamo insieme il bene, Cristo è in mezzo a noi.
E allora comprendiamo che la correzione fraterna non è semplicemente una questione di buone relazioni umane. È un modo concreto attraverso il quale Cristo continua ad amare il suo popolo.
Chiediamo oggi al Signore di liberarci da due atteggiamenti opposti: dalla durezza di chi giudica e dall'indifferenza di chi non vuole vedere.
Donaci occhi per accorgerci del fratello.
Donaci un cuore capace di soffrire con chi soffre.
Donaci il coraggio di parlare quando è necessario.
Donaci la delicatezza di non umiliare mai.
Donaci l'umiltà di accettare anche noi la correzione degli altri.
Fa' che possiamo essere davvero sentinelle gli uni degli altri, non sentinelle che controllano e condannano, ma sentinelle che vegliano per amore.
Perché, come ci ricorda San Paolo, «pieno compimento della Legge è l'amore».
E perché, come ci ha insegnato Madre Teresa, il più grande male è l'indifferenza.
Signore, non permettere che passiamo accanto al fratello senza accorgerci di lui. Fa' che il nostro sguardo sia attento, la nostra parola sincera e il nostro cuore pieno di carità.
Amen.
