XXVIII domenica del T.O. – Anno A

Letture:
Is 25,6-10 Il Signore preparerà un banchetto, e asciugherà le lacrime su ogni volto.
Salmo 22 Abiterò per sempre nella casa del Signore.
Filippesi 4,12-14.19-20 Tutto posso in colui che mi dà forza.
Mt 22,1-14 Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

La festa di Dio e la fame del cielo

Fratelli e sorelle carissimi,

il Vangelo di oggi ci presenta un re che prepara una festa di nozze per suo figlio. Tutto è pronto, ma gli invitati rifiutano. Il re offre la gioia, ma loro preferiscono i propri campi e i propri affari.

Ecco il dramma della nostra storia: Dio continua a invitare l’umanità alla festa del suo amore, ma l’uomo sembra aver perso il desiderio di parteciparvi.

Il mondo ci offre tante cose, tante soddisfazioni e tante possibilità. E noi rischiamo di sentirci sazi, convinti di non aver bisogno di altro. Ma possiamo avere le mani piene e il cuore vuoto, perché l’uomo non ha fame soltanto di pane e di cose materiali: ha fame di infinito, ha fame di amore, ha fame di Dio.

Quando il cuore si riempie troppo delle cose del mondo, rischia di perdere il gusto delle cose del cielo. La preghiera diventa un’abitudine, la Messa qualcosa di secondario, l’Eucaristia un dono di cui pensiamo di poter fare a meno.

Il dramma più grande non è soltanto allontanarsi da Dio, ma arrivare al punto di non sentire più la sua mancanza.

Gli invitati della parabola non necessariamente odiano il re: semplicemente, hanno altro da fare. E quante volte anche noi facciamo così! Non diciamo apertamente a Dio che non lo vogliamo, ma continuiamo a rimandarlo, lasciando che mille altre cose prendano il suo posto.

Qui incontriamo il mistero della libertà umana: Dio invita, ma non costringe. La libertà è un dono meraviglioso, perché rende possibile l’amore, ma può diventare anche rifiuto, peccato, chiusura a Dio. Possiamo scegliere di vivere come se Lui non fosse necessario.

Eppure, Dio non si stanca di chiamare. Quando i primi invitati rifiutano, il re manda i servi per le strade e fa chiamare tutti, buoni e cattivi. Questa è la meraviglia della sua misericordia: Dio ci cerca così come siamo, nelle nostre fragilità e nelle nostre lontananze.

Ma l’abito nuziale ci ricorda che accogliere l’invito significa anche lasciarsi trasformare. Non basta essere vicini alle cose di Dio: occorre aprirgli il cuore e permettere alla sua grazia di cambiare la nostra vita.

Fratelli, perdere Dio significa perdere la festa più grande della nostra esistenza, perché Lui è la sorgente della vera gioia. Possiamo inseguire tante soddisfazioni, ma nessuna può sostituire la comunione con Lui.

Questa festa, però, comincia già qui, ogni volta che accogliamo Cristo, ascoltiamo la sua Parola, riceviamo il suo perdono e ci nutriamo del suo Corpo nell’Eucaristia.

Perciò oggi domandiamoci: abbiamo ancora fame di Dio? Oppure siamo diventati così sazi delle cose del mondo da non sentire più il bisogno del pane del cielo?

Il Signore ci ripete: «Venite alle nozze!». Non rimandiamo ancora. Non lasciamo che le preoccupazioni e gli interessi della vita ci facciano perdere l’essenziale.

Chiediamo al Signore di restituirci la fame di Lui, perché il pericolo più grande è credersi sazi quando la nostra anima ha ancora fame d’infinito.

La festa è pronta, Cristo ci aspetta e il suo amore continua a chiamarci. Non accontentiamoci delle briciole del mondo quando siamo stati invitati al banchetto del Re.

Perché la vera gioia non consiste nell’avere tutto senza Dio, ma nello scoprire che, con Lui, la nostra vita trova il suo senso e il nostro cuore la sua pace.

Amen.