XIX domenica del T.O. – Anno A

Letture

Prima Letture: 1 Re 19,9a.11-13a: Fermati sul monte alla presenza del Signore.
Salmo 84 (85): Mostraci , Signore, la tua misericordia.
Seconda Lettura: Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio del miei fratelli.
Vangelo: Mt 14,22-33: Comandami di venire verso di te sulle acque.

Fratelli e sorelle,

il Vangelo di oggi sembra raccontare la nostra vita. Quella barca sbattuta dalle onde siamo noi. Il vento contrario sono le prove che affrontiamo ogni giorno. E quella notte è il tempo in cui il cuore si domanda: “Signore, dove sei?”

Quante volte ci sentiamo come i discepoli. Remiamo con tutte le nostre forze, ma il vento non cambia. Ci sono momenti in cui la malattia, la sofferenza, la solitudine, le incomprensioni in famiglia, la paura del futuro o il peso del peccato sembrano più forti della speranza.

Anche il nostro tempo è attraversato da tempeste. Assistiamo a guerre, violenze contro la vita, ingiustizie, culture che smarriscono il senso della verità e dell’uomo. Tante idee promettono felicità e libertà, ma quando Dio viene messo da parte il cuore dell’uomo resta inquieto e vuoto. Di fronte a tutto questo potremmo pensare che il male abbia l’ultima parola.

Ma il Vangelo ci dice il contrario.

Gesù non rimane lontano. Va incontro ai suoi discepoli proprio mentre il mare è in tempesta. Non aspetta che il vento si calmi. Entra nella loro notte e pronuncia parole che attraversano i secoli e arrivano fino a noi: «Coraggio, sono io, non abbiate paura.»

Questa è la forza della nostra fede: non crediamo in un Dio che ci toglie ogni prova, ma in un Dio che cammina accanto a noi dentro ogni prova.

Pietro trova il coraggio di uscire dalla barca. Finché guarda Gesù, cammina sulle acque. Ma quando fissa lo sguardo sul vento, comincia ad affondare.

Non è forse quello che accade anche a noi?

Quando guardiamo solo i problemi, le paure e le delusioni, perdiamo la speranza. Ci sono persone che oggi stanno affondando nel dolore di una perdita, nella malattia, nella solitudine, nelle difficoltà economiche, nella fatica di educare i figli, nella crisi della propria fede. Ci sono acque invisibili nelle quali si può annegare ogni giorno.

Eppure Pietro ci insegna la preghiera più semplice e più vera: «Signore, salvami!»

Il Vangelo dice subito dopo: «Gesù tese la mano e lo afferrò.»

È una delle immagini più belle della misericordia di Dio. La mano di Cristo è sempre più pronta a rialzarci di quanto noi siamo pronti a cadere. Egli non ci abbandona quando vacilliamo; ci invita a fidarci ancora, a rialzarci e a riprendere il cammino.

Fratelli e sorelle, questo è il coraggio a cui il Signore ci chiama. Non il coraggio di chi si sente forte, ma quello di chi continua a fidarsi anche quando il mare è agitato. Il coraggio di difendere sempre la dignità della vita, di custodire la verità del Vangelo con umiltà, di perdonare, di amare, di sperare quando tutto sembra invitare alla rassegnazione.

La speranza cristiana non nasce dall’assenza delle tempeste, ma dalla certezza che Cristo è presente in esse.

Quando le onde della vita saranno alte e il vento sembrerà troppo forte, ricordiamoci di non fissare la paura, ma il volto di Gesù. Perché chi guarda Lui trova la forza di fare un passo ancora. E se anche dovesse vacillare, troverà sempre una mano tesa che lo rialza.

Facciamo nostra la parola che il Signore oggi rivolge a ciascuno di noi: «Coraggio, sono io, non abbiate paura.»

Se rimarremo uniti a Lui, nessuna tempesta potrà toglierci la speranza, perché l’ultima parola sulla nostra vita non appartiene al male, ma all’amore di Dio.

Amen.

messaggio chiaro: le tempeste non scompaiono, ma Cristo le attraversa con noi e ci dona il coraggio di vivere e di sperare.