Letture:
Ger 20,10-13: Ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.
Salmo 68 Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.
Rm 5,12-15: Il dono di grazia non è come la caduta.
Fratelli e sorelle,
il Vangelo di oggi è attraversato da una frase che Gesù ripete più volte: «Non abbiate paura». È come un ritornello che vuole entrare nel cuore dei discepoli e anche nel nostro. Gesù sa che la paura accompagna la vita umana: paura del giudizio degli altri, del fallimento, della sofferenza, della solitudine, perfino della morte. Per questo non ci rimprovera per le nostre paure, ma ci indica una strada per non esserne schiavi.
Anzitutto Gesù dice: «Non abbiate paura degli uomini». Non significa disprezzare gli altri o vivere senza prudenza. Significa non lasciare che il desiderio di essere approvati dagli uomini diventi più forte della fedeltà a Dio. Quante volte sappiamo ciò che è giusto, ma tacciamo per paura di essere criticati! Quante volte nascondiamo la nostra fede perché temiamo di apparire diversi! Gesù invita i suoi discepoli a vivere nella verità, senza doppiezza. Ciò che abbiamo ricevuto da Lui non è un tesoro da custodire gelosamente, ma una luce da condividere.
Poi il Signore ci conduce ancora più in profondità. Ci ricorda che ci sono realtà più importanti del corpo, del successo o della reputazione: c’è la nostra anima, c’è il nostro rapporto con Dio. In un mondo che spesso misura tutto con criteri materiali, Gesù ci insegna a guardare oltre. La vera tragedia non è perdere qualcosa di terreno, ma perdere il senso della nostra vita e allontanarci dall’amore di Dio.
A questo punto il Vangelo potrebbe sembrare esigente e severo. Invece Gesù apre davanti a noi uno scenario di straordinaria tenerezza. Parla dei passeri, piccoli uccelli di scarso valore economico, e dice che nessuno di essi cade a terra senza che il Padre lo sappia. E aggiunge: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati». È un’immagine meravigliosa. Dio non ci conosce in modo generico; ci conosce personalmente, profondamente, amorevolmente. Nulla della nostra vita gli è indifferente: le gioie che nessuno vede, le lacrime nascoste, le fatiche quotidiane, le preoccupazioni che portiamo nel cuore.
Ecco il fondamento del coraggio cristiano: non la forza del carattere, non l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati da Dio. Chi sa di essere nelle mani del Padre può affrontare anche le prove più difficili. La paura non scompare magicamente, ma non ha più l’ultima parola.
Infine Gesù ci invita a riconoscerlo davanti agli uomini. Non si tratta soltanto di professare la fede con le parole. Riconoscere Cristo significa lasciarlo trasparire nelle scelte quotidiane: nella carità verso chi soffre, nell’onestà quando sarebbe più facile imbrogliare, nel perdono quando il rancore sembra più giusto, nella speranza quando tutto appare oscuro. Ogni volta che viviamo secondo il Vangelo, stiamo dicendo al mondo che apparteniamo a Lui.
Chiediamo allora al Signore la grazia di ascoltare oggi il suo invito: non avere paura. Non paura della verità, non paura della testimonianza, non paura del futuro. Il Padre ci conosce, ci accompagna e ci ama infinitamente. E se siamo nelle sue mani, nessuna prova potrà separarci dal suo amore.
Amen.

