Letture:
Ezechiele 37,12-14: Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.
Salmo 129(130): Il Signore è bontà e misericordia.
Romani 8,8-11: Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.
Vangelo di Giovanni 11,1-45: Io sono la risurrezione e la vita.
Fratelli e sorelle,
il Vangelo di oggi ci conduce davanti a una delle pagine più intense e commoventi: Gesù davanti alla tomba dell’amico Lazzaro. È un racconto pieno di dolore, di lacrime, di domande… ma anche di speranza e di vita.
Tutto sembra segnato dalla morte. Marta e Maria piangono. Gli amici sono nel lutto. La tomba è chiusa. La pietra è pesante. E anche noi, oggi, non facciamo fatica a riconoscerci in questa scena.
Viviamo in un tempo in cui la morte sembra avere tante forme: la guerra in diverse parti del mondo, la violenza che distrugge vite innocenti, l’odio che divide i popoli, la vendetta che alimenta altra vendetta. Davanti a tutto questo, anche noi potremmo dire come Marta e Maria: “Signore, se tu fossi stato qui…”
È il grido dell’umanità ferita. È il grido di chi perde una persona cara. È il grido delle madri, dei bambini, delle vittime della guerra. E Gesù non resta indifferente. Il Vangelo dice: “Gesù scoppiò in pianto.”
Dio non è lontano dal nostro dolore. Non è freddo. Non è indifferente. Piange con noi.
Ma Gesù non si ferma alle lacrime. Ed è qui la svolta. Davanti alla tomba, Gesù pronuncia parole decisive:
“Io sono la risurrezione e la vita.”
Non dice: “Io darò la vita” o “io porterò la risurrezione”. Dice: Io sono.
Cioè: dove c’è Lui, lì la morte non ha l’ultima parola.
E allora capiamo che il messaggio di oggi è profondamente attuale: mentre il mondo sembra scegliere la morte — con la guerra, l’odio, la distruzione — Cristo continua a scegliere la vita.
La guerra chiude tombe. Gesù le apre. La guerra lega le persone nella paura e nella vendetta.
Gesù dice: “Liberàtelo e lasciàtelo andare.” La guerra alimenta l’odio. Gesù porta la pace.
Ma c’è una domanda che attraversa tutto il Vangelo di oggi e arriva fino a noi: “Credi questo?”
È la domanda rivolta a Marta. È la domanda rivolta a ciascuno di noi. Credi che la vita può vincere sulla morte? Credi che l’amore è più forte dell’odio? Credi che la pace è possibile, anche quando tutto sembra dire il contrario?
Credere non è facile. Anche Marta esita. Anche noi esitiamo. Ma credere significa fidarsi di Cristo anche davanti alla pietra chiusa.
E c’è un altro passaggio importante: Gesù dice: “Togliete la pietra.”
Non la toglie da solo. Chiede la collaborazione degli uomini. Questo è un messaggio forte per noi oggi:
se vogliamo che la vita vinca, dobbiamo anche noi “togliere le pietre”:
- la pietra dell’indifferenza
- la pietra dell’odio
- la pietra del giudizio
- la pietra della vendetta
Ogni gesto di perdono, ogni scelta di pace, ogni parola che costruisce invece di distruggere è una pietra che viene rimossa.
Fratelli e sorelle,
la Quaresima si avvicina al suo culmine. Questo Vangelo ci prepara alla Pasqua. Ci dice che la morte non è la fine. Che la guerra non ha l’ultima parola. Che il male non è definitivo. Cristo è la vita.
E allora, anche in mezzo a un mondo ferito, siamo chiamati a essere testimoni di questa vita:
- scegliendo la pace invece della violenza
- scegliendo il dialogo invece dello scontro
- scegliendo l’amore invece dell’odio
Perché ogni volta che lo facciamo, è come se una voce risuonasse ancora: “Vieni fuori!” È la voce di Cristo che chiama l’umanità fuori dalle tombe della paura e della morte. Accogliamo questa voce. E diventiamo, anche noi, portatori di vita, di gioia e di pace. Amen.

