Solennità di Pentecoste (Messa vespertina) – Anno A

Letture:
Genesi 11,1-9: La si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra.
Salmo 32: Su tutti i popoli regna il Signore.
Romani 8,22-27: Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.
Vangelo di Giovanni 7,37-39: Sgorgheranno fiumi di acqua viva.

Cari fratelli e sorelle,

nella vigilia della Pentecoste la Chiesa ci fa ascoltare questo grido solenne di Gesù nel tempio: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me».
E subito aggiunge una promessa immensa: «Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».
È una parola che attraversa i secoli e raggiunge anche noi. Perché ogni uomo porta dentro una sete: sete di verità, di pace, di amore fedele, di vita che non finisca. Spesso cerchiamo di spegnere questa sete nelle cose del mondo, ma il cuore rimane arido. Solo Cristo può dare l’acqua viva che davvero disseta.
San Giovanni ci spiega che Gesù parlava dello Spirito Santo. La Pentecoste è proprio questo: Dio che non rimane lontano, ma viene ad abitare dentro di noi. Lo Spirito Santo non è un’idea, non è soltanto una forza: è Dio che entra nella nostra vita, la rinnova, la feconda, la trasforma dall’interno.
E Gesù dice qualcosa di ancora più sorprendente: chi crede in Lui non solo riceve acqua viva, ma diventa sorgente. Il cristiano non è una cisterna chiusa; è un cuore attraversato dallo Spirito, capace di portare vita agli altri. Dove passa lo Spirito, rifiorisce ciò che era spento: rinasce il perdono, si rialza la speranza, si accende la carità.
Ma questa sera, nella vigilia della Pentecoste, il nostro sguardo si posa anche su Colei che più di ogni altra è stata plasmata dallo Spirito Santo: Maria Santissima, l’Immacolata.
Prima ancora che la Chiesa sperimentasse il fuoco della Pentecoste nel Cenacolo, lo Spirito Santo aveva già compiuto in Maria la sua opera più grande. Nel suo grembo immacolato lo Spirito fece germogliare il Verbo eterno del Padre. Quel grembo purissimo divenne la terra nuova, l’arca dell’alleanza, il santuario vivente dove Dio prese carne.
Là dove l’umanità era stata ferita dal peccato, lo Spirito Santo preparò una creatura totalmente aperta alla grazia. Maria Immacolata è il capolavoro dello Spirito: tutta trasparente a Dio, tutta docile alla sua voce, tutta abitata dalla sua presenza.
E allora comprendiamo meglio il Vangelo di oggi. Se dal cuore del credente sgorgheranno fiumi di acqua viva, questo si è realizzato in modo perfetto anzitutto in Maria. Dal suo grembo, per opera dello Spirito Santo, è venuto al mondo Cristo, sorgente della vita eterna. Lei ha accolto in sé l’Acqua viva e l’ha donata all’umanità.
Per questo Maria è anche Madre della Chiesa nascente. Nel Cenacolo, alla vigilia della Pentecoste, ella è in preghiera con gli Apostoli. La stessa Donna che aveva accolto lo Spirito nell’Annunciazione ora accompagna la nascita della Chiesa nello Spirito. Dove c’è Maria, c’è disponibilità all’azione di Dio; dove c’è lo Spirito, nasce sempre Cristo.
Fratelli e sorelle, questa festa ci invita a domandarci: il nostro cuore è ancora aperto allo Spirito Santo? Oppure è diventato chiuso, stanco, inaridito?
Lo Spirito vuole ancora scendere su di noi. Vuole entrare nelle nostre paure, nelle nostre ferite, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità. Vuole fare anche di noi sorgenti di acqua viva in un mondo assetato di Dio.
Chiediamo allora a Maria Immacolata di insegnarci la docilità allo Spirito. Lei che ha custodito la Parola nel suo grembo ci insegni ad accogliere Cristo nel cuore. Lei che era nel Cenacolo ottenga anche per noi una nuova Pentecoste.
E così, dissetati da Cristo, potremo diventare anche noi piccoli fiumi di grazia, di consolazione e di speranza per i fratelli. Amen.