Parrocchia S. M. Regina della Pace - Tor Vergata Roma

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IV domenica di Quaresima (Laetare) – Anno A

14 Marzo 2026 by Djrl

Letture:
1 Samuele 16,1b.6-7.10-13: Davide è consacrato con l'unzione re d'Israele.
Salmo 22 (23): Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla.
Efesini 5,8-14: Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Vangelo di Giovanni 9,1-41: Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Fratelli e sorelle,

il Vangelo di oggi ci presenta uno dei segni più profondi compiuti da Gesù: la guarigione del cieco nato. Non è soltanto la storia di un uomo che recupera la vista fisica. È soprattutto il racconto di una guarigione interiore, della luce che entra nell’anima. E nello stesso tempo è il racconto di una cecità spirituale, quella che nasce dall’orgoglio del cuore.

All’inizio del brano i discepoli fanno una domanda che riflette un modo di pensare molto umano:
«Chi ha peccato, lui o i suoi genitori perché sia nato cieco?».

È la logica della colpa, del giudizio sugli altri. Gesù invece cambia prospettiva: non guarda al passato per trovare un colpevole, ma guarda al presente per manifestare le opere di Dio. Dio non si ferma al limite dell’uomo: da quella fragilità vuole far nascere la sua luce.

Gesù compie un gesto molto concreto: fa del fango e lo spalma sugli occhi del cieco. È un gesto che richiama la creazione dell’uomo dalla terra. Come se Gesù dicesse: Dio può ricreare la vita, può ridare luce dove c’è oscurità.

Il cieco si fida. Va alla piscina di Siloe, si lava e torna vedendo. Ma da quel momento inizia un paradosso: mentre lui acquista la vista, altri diventano sempre più ciechi.

I farisei interrogano, discutono, giudicano. Hanno davanti un miracolo evidente, ma non riescono a riconoscerlo. Perché? Non perché manchi loro l’intelligenza, ma perché l’orgoglio chiude il cuore.

L’orgoglio è la vera cecità dell’anima.

Chi è orgoglioso pensa di sapere già tutto, di avere già la verità in mano. Non sente il bisogno di cambiare, di ascoltare, di lasciarsi illuminare. È proprio quello che Gesù dice alla fine del Vangelo:
«Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Il problema non è essere ciechi. Il problema è credere di vedere quando in realtà non vediamo.

Il cieco guarito invece compie un cammino bellissimo. All’inizio dice semplicemente: «L’uomo che si chiama Gesù». Poi lo chiama «profeta». E alla fine, quando Gesù lo incontra di nuovo, dice: «Credo, Signore!», e si prostra davanti a lui.

È il cammino della fede: dalla luce degli occhi alla luce del cuore.

Questo Vangelo ci invita a chiederci con sincerità: dove si trova la mia cecità?

A volte siamo ciechi quando giudichiamo gli altri con durezza. A volte siamo ciechi quando pensiamo di avere sempre ragione. A volte siamo ciechi quando non riconosciamo l’opera di Dio nelle cose semplici.

La Quaresima è proprio il tempo in cui Gesù vuole aprire i nostri occhi. Non con un miracolo spettacolare, ma attraverso la conversione del cuore: la preghiera, la Parola di Dio, il perdono, l’umiltà.

Solo chi accetta di essere povero davanti a Dio può ricevere la sua luce.

Fratelli e sorelle, chiediamo oggi al Signore una grazia semplice ma fondamentale: che ci liberi dalla cecità dell’orgoglio e ci doni l’umiltà del cuore.

Perché chi è umile vede davvero: vede Dio all’opera, vede il bene negli altri, vede la verità che salva.

E allora anche noi, come quell’uomo guarito, potremo dire con gioia:
«Ero cieco e ora ci vedo».
Amen.

Posted in: Omelia Tagged: chiesa tor vergata, omelia

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