Letture:
Prima lettura: Atti 14a.36-41: Dio lo ha costituito Signore e Cristo
Salmo 22: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
1Pt 2,20b-25: Siete stati ricondotti al pastore delle vostre anime.
Vangelo: Giovanni 10,1-10 Io sono la porta delle pecore.
Carissimi fratelli e sorelle,
nel Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù si presenta con un’immagine semplice e potentissima: «Io sono la porta delle pecore». Non una porta qualsiasi, ma l’unico passaggio autentico verso la vita vera. Non un ostacolo, ma un accesso. Non una chiusura, ma un’apertura.
In questa quarta domenica del tempo di Pasqua, siamo invitati a contemplare proprio questo: in Cristo ci è stato rivelato che la vita non è un vagare senza senso, ma un cammino con una meta. E questa meta non è vaga, non è incerta: è la pienezza della vita, è la comunione con Dio.
Quante volte, però, cerchiamo altre “porte”. Porte più facili, più immediate, più seducenti. Le false ricchezze, il bisogno di controllo, il successo a ogni costo, l’illusione di bastare a noi stessi. Ma Gesù è chiaro: chi non entra dalla porta, non conduce alla vita. Promette molto, ma alla fine lascia vuoti.
E allora la domanda diventa personale: da dove sto entrando nella mia vita? Quale voce sto seguendo?
Le pecore — dice il Vangelo — riconoscono la voce del pastore. Non perché siano esperte, ma perché hanno imparato ad ascoltare. Ed è qui che si gioca tutto: non tanto nel sapere di più, ma nel sentire e vedere di più. La fede non nasce da un accumulo di idee, ma da un cuore che si apre, che si lascia toccare, che impara a distinguere ciò che dà vita da ciò che la consuma.
È dal cuore dell’uomo che parte la ricerca di Dio. Non dai ragionamenti perfetti, ma da un desiderio spesso confuso, a volte ferito, eppure autentico. E quando questo cuore incontra davvero Cristo, accade il miracolo della conversione: non perché tutto diventa facile, ma perché tutto acquista senso.
Allora anche le fatiche cambiano volto. Le pene di quaggiù non sono più solo pesi da sopportare, ma diventano i disagi del viaggio. Non siamo fatti per restare qui, siamo in cammino. E chi sa dove sta andando, cammina in modo diverso.
Cristo non ci toglie il cammino, ma ci dona la direzione. Non elimina la fatica, ma la riempie di speranza. «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»: non una vita qualunque, ma una vita piena, vera, che già comincia ora e si compirà oltre.
E allora chiediamo oggi questa grazia: di riconoscere la sua voce in mezzo a tante altre, di avere il coraggio di lasciare le false sicurezze, e di entrare davvero attraverso di Lui.
Perché solo passando per quella porta, la nostra vita smette di essere un vagare… e diventa un ritorno a casa.

