Letture:
Esodo 17,3-7: "Dacci acqua da bere"
Salmo 94: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.
Lettera ai Romani 5,1-2. 5-8: L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.
Immaginiamo la scena del Vangelo.
È mezzogiorno.
Il sole è alto, il caldo è forte. Tutti restano in casa a quell’ora. Nessuno va al pozzo a prendere acqua.
Eppure una donna arriva al pozzo. Da sola.
Forse perché non vuole incontrare nessuno.
Forse perché ha paura degli sguardi della gente.
La sua vita è stata complicata, segnata da relazioni fallite, da giudizi, da ferite. È una donna che porta dentro molta sete: sete di amore, sete di dignità, sete di una vita nuova.
E lì, seduto accanto al pozzo, c’è Gesù.
Stanco. Polveroso per il viaggio.
E la prima cosa che dice è sorprendente:
“Dammi da bere.”
Pensiamoci bene:
il Figlio di Dio, il Creatore dell’acqua, chiede acqua a una creatura.
Dio che mendica.
È il mistero dell’amore di Dio:
Dio ha sete di noi.
Ha sete del nostro cuore.
Ha sete della nostra fede.
Ha sete della nostra amicizia.
Dio non si impone, non forza la porta della nostra vita.
Dio chiede.
“Dammi da bere.”
Ma quella donna non capisce subito.
Pensa solo all’acqua del pozzo.
E quante volte anche noi siamo così.
Passiamo la vita a cercare acqua che non disseta:
il successo, i soldi, il riconoscimento, l’apparenza… e poi ci accorgiamo che la sete ritorna sempre.
E Gesù dice una frase che cambia tutto:
“Chi beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno.”
Gesù parla dell’acqua viva.
Parla della vita di Dio dentro di noi.
Parla di quell’amore che riempie il cuore e che nessuna cosa del mondo può dare.
E allora succede qualcosa di straordinario.
Quella donna che era arrivata al pozzo piena di vergogna diventa una testimone.
Lascia l’anfora.
Corre in città.
E dice alla gente:
“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto.”
Quando si incontra davvero Cristo, non si può più restare gli stessi.
Ma oggi questo Vangelo ci fa ascoltare anche un’altra sete.
Gesù ha sete.
E continua ad avere sete nel mondo di oggi.
Ha sete nei volti di chi vive la guerra.
Ha sete nei bambini che crescono sotto le bombe, nelle città distrutte, nei campi profughi.
Pensiamo a quanti bambini nel mondo non hanno accesso alla scuola, all’istruzione, a un futuro.
Bambini che dovrebbero imparare a leggere e a scrivere… e invece imparano cos’è la paura, la fame, la povertà.
È una sete enorme.
Una sete di giustizia, di pace, di dignità.
E Cristo è lì.
Ogni bambino povero, ogni famiglia ferita dalla guerra, ogni persona che soffre è Cristo che ci dice ancora:
“Dammi da bere.”
E allora la Quaresima diventa concreta.
Non è solo rinunciare a qualcosa.
Non è solo fare qualche preghiera in più.
La Quaresima è aprire il cuore.
È tornare al pozzo e riconoscere la nostra sete di Dio.
Ma è anche imparare a dissetare la sete degli altri.
Con un gesto di carità.
Con una condivisione concreta.
Con un aiuto a chi non ha nulla.
Forse non possiamo fermare tutte le guerre del mondo.
Ma possiamo essere una goccia d’acqua.
E a volte una goccia salva una vita.
Alla fine del Vangelo i Samaritani fanno una scoperta bellissima:
“Ora sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo.”
Fratelli e sorelle, questa è la nostra speranza.
Cristo è il Salvatore del mondo.
Anche di questo mondo ferito.
E oggi, qui, davanti a noi, Gesù ripete ancora quelle parole semplicissime:
“Dammi da bere.”
Diamogli il nostro cuore.
Diamogli la nostra fede.
Diamogli la nostra carità.
E l’acqua che Lui ci darà diventerà dentro di noi una sorgente che zampilla per la vita eterna. Amen.

