Letture
Giobbe 19,1.23-27 Io lo so che il mio redentore è vivo.
Salmo 26 (27) Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.
Romani 5,5-11 Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui.
Vangelo Giovanni 6,37-40 Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Cari fratelli e sorelle,
oggi la Chiesa ci invita a fare memoria dei nostri cari defunti, delle persone che abbiamo amato e che continuano a vivere nel nostro cuore. È un giorno in cui il ricordo si intreccia con il dolore, la nostalgia e, talvolta, con domande che abitano il profondo della nostra esistenza. Ma la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci consegna una certezza capace di illuminare anche il momento più difficile: la morte non è l’ultima parola sulla vita dell’uomo, perché l’ultima parola appartiene a Dio, ed è una parola di amore e di vita.
Gesù, nel Vangelo, pronuncia parole straordinarie: «Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori». È una promessa che ci riempie di consolazione. Nessuno è escluso dall’amore di Dio, nessuno è dimenticato, nessuno è perduto per sempre. Il Signore non respinge chi si affida a Lui, ma accoglie ogni persona con la tenerezza e la misericordia di un Padre.
E poi Gesù aggiunge: «Che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno». Ecco il cuore della nostra fede e la speranza che oggi siamo chiamati a rinnovare. Noi affidiamo i nostri defunti al Signore non soltanto perché li custodisca nel suo amore, ma perché crediamo che un giorno li risusciterà. La morte, per chi crede in Cristo, non è una porta che si chiude definitivamente, ma una soglia che si apre sull’eternità.
Questo non significa che non dobbiamo piangere. Gesù stesso ha pianto davanti alla tomba dell’amico Lazzaro. Il cristiano non è una persona che non conosce il dolore della separazione, ma una persona che, anche nel dolore, non smette di sperare. La fede non cancella le lacrime, ma impedisce alla disperazione di avere l’ultima parola.
Oggi, dunque, mentre ricordiamo i nostri cari, non fermiamoci soltanto a ciò che abbiamo perduto. Ricordiamo anche il bene che abbiamo ricevuto attraverso di loro: l’amore donato, i sacrifici compiuti, gli insegnamenti, i gesti semplici e quotidiani che hanno lasciato un segno nella nostra vita. E trasformiamo il ricordo in preghiera, affidando ciascuno di loro alla misericordia di Dio.
Chiediamo al Signore di custodire i nostri defunti nel suo abbraccio e di rafforzare in noi la speranza della risurrezione. Perché la promessa di Gesù vale per loro e vale anche per noi: «Io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
La commemorazione dei fedeli defunti, allora, non è soltanto il giorno in cui ricordiamo chi non è più accanto a noi, ma è anche il giorno in cui rinnoviamo la certezza che, in Cristo, nessun amore va perduto e nessuna vita è dimenticata.
E un giorno, quando il Signore ci chiamerà a sé, potremo ritrovarci tutti nella casa del Padre, dove non ci saranno più lacrime, separazioni e morte, ma soltanto la gioia di un amore che non finisce. Amen.
