35mo Anniversario della mia ordinazione sacerdotale

"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi..."  (Gv 15,16)

 

22 giugno 2026

Cari fratelli e sorelle,
trentacinque anni fa, il 22 giugno 1991, sull’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro in Vaticano, sotto la luce che scende dal simbolo dello Spirito Santo, per l’imposizione delle mani del Cardinale Virgilio Noè e la preghiera consacratoria della Chiesa, il Signore mi faceva il dono immenso del sacerdozio.

Se quel giorno qualcuno mi avesse chiesto dove mi avrebbe condotto quella chiamata, non avrei saputo rispondere. Conoscevo il punto di partenza, ma non il cammino che Dio aveva preparato per me. Oggi, dopo trentacinque anni, posso soltanto contemplare con stupore la fedeltà del Signore.La Parola di Dio che abbiamo ascoltato illumina questo anniversario: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16).

Questa parola racchiude il segreto della mia vita sacerdotale. Non sono stato io a scegliere il Signore; è stato Lui a scegliere me. Mi ha chiamato dalla mia terra, dalla mia città natale e soprattutto dal calore di una famiglia numerosa e amata. Mi ha chiesto di lasciare mio padre e mia madre, i miei fratelli e sorelle, gli affetti più cari, per condurmi lontano, verso popoli e realtà che allora non conoscevo.
Non è stato facile. Ogni partenza comporta una rinuncia. Ma oggi posso testimoniare che Dio non si lascia vincere in generosità. Ciò che Egli chiede, lo restituisce trasfigurato in una fecondità che supera ogni attesa. L’amore ricevuto nella mia famiglia è diventato la scuola che mi ha preparato ad amare la grande famiglia della Chiesa.

Guardando indietro, riconosco che la mia vita sacerdotale è stata un pellegrinaggio guidato dalla Provvidenza. Come Abramo, ho dovuto imparare a fidarmi di Dio più che dei miei progetti. Attraverso le comunità affidatemi, i volti incontrati, le sofferenze condivise e le gioie celebrate, il Signore mi ha insegnato una verità che porto nel cuore: Dio è sempre fedele.
È fedele nelle stagioni della gioia e in quelle della prova. È fedele quando vediamo i frutti del nostro lavoro e quando possiamo soltanto seminare con pazienza. Se oggi ripercorro la mia storia sacerdotale, non vedo anzitutto ciò che ho fatto, ma ciò che Dio ha compiuto. Vedo una lunga storia di misericordia.

Come san Paolo, anch’io porto un tesoro in vasi di creta. Ho conosciuto limiti, fatiche e fragilità, ma proprio in questi momenti ho sperimentato con maggiore chiarezza che il protagonista della missione non è il sacerdote, ma il Signore. Quando le forze venivano meno, la sua grazia si manifestava più forte; quando mi sentivo povero, Egli si mostrava ricco di misericordia.

Per questo il mio primo ringraziamento sale oggi a Dio, autore di ogni bene. Se attraverso il mio ministero qualcuno ha ricevuto conforto, speranza o aiuto nel cammino della fede, tutto appartiene alla sua grazia.

Con profonda riconoscenza ringrazio anche la mia famiglia, che ha accettato con amore il sacrificio della lontananza e ha sostenuto il mio cammino con l’affetto e la preghiera.

Il mio pensiero si rivolge poi alla Vergine Maria, Madre dei sacerdoti, che mi ha accompagnato con la sua presenza materna nei momenti di gioia e nelle ore della prova; a San Giuseppe, modello di fede silenziosa e custode premuroso della mia vocazione; e a San Michele Arcangelo, che ha sostenuto il mio cammino nelle battaglie spirituali e nelle sfide del ministero.
Cari fratelli e sorelle, il sacerdozio è un dono immenso. Non è una conquista dell’uomo, ma una chiamata gratuita di Dio. È il privilegio di servire Cristo e di portarlo agli altri attraverso la Parola, i Sacramenti e la testimonianza della vita.

Dopo trentacinque anni continuo a stupirmi davanti a questo mistero e continuo a domandarmi perché il Signore abbia voluto affidare un tesoro così grande a mani tanto fragili. La risposta è sempre la stessa: perché appaia chiaramente che la forza viene da Dio e non da noi.

Per questo oggi rinnovo il mio «sì» con la stessa fiducia del giorno della mia ordinazione. Lo rinnovo affidando al Signore il tempo che ancora mi concederà di vivere al servizio della Chiesa e del Vangelo.

E con il cuore colmo di gratitudine faccio mia la preghiera del Salmista:
«Rendete grazie al Signore perché è buono, perché eterno è il suo amore».
A Lui la gloria per tutto ciò che è stato.
A Lui la gloria per tutto ciò che sarà.
A Lui la gloria per aver scelto un servo fragile e averlo sostenuto con la forza della sua grazia.
Amen.