Letture:
At 8,5-8.14-17: Imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
Salmo 65: Acclamate Dio, voi tutti della terra.
1Pt 3,15-18: Messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito.
Vangelo: Giovanni 14,15-21 Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.
Chi vive nell’amore, vive in Dio
Cari fratelli e sorelle,
nel Vangelo di questa sesta domenica di Pasqua, Gesù ci consegna una promessa immensa: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».
Queste parole ci rivelano il desiderio più profondo di Dio: non restare lontano dall’uomo, ma abitare dentro di lui. Lo Spirito Santo non è una semplice forza, non è un’emozione religiosa passeggera; è Dio accolto nel cuore dell’uomo. È Dio che entra nella nostra vita per trasformarla dall’interno.
Ma per accogliere lo Spirito Santo è necessario un cambiamento interiore. Non possiamo pretendere di ricevere Dio rimanendo chiusi nelle nostre rigidità, nelle nostre paure, nei nostri egoismi. Il cuore deve aprirsi. Deve diventare una casa ospitale.
Spesso chiediamo allo Spirito Santo di aiutarci, di darci pace, forza, consolazione. Eppure continuiamo a voler controllare tutto, a trattenere le nostre ferite, a difendere il nostro orgoglio. Lo Spirito Santo invece entra dove trova umiltà, desiderio sincero di conversione, disponibilità a lasciarsi cambiare.
La Pasqua che stiamo vivendo non è soltanto il ricordo della risurrezione di Cristo: è un passaggio anche per noi. Passare dall’uomo vecchio all’uomo nuovo. Passare da una fede esteriore a una fede abitata dalla presenza viva di Dio.
E allora comprendiamo che il vero vuoto dell’anima non si riempie con le cose del mondo. Possiamo avere successo, relazioni, sicurezze, eppure restare interiormente inquieti. Quel vuoto ha la forma di Dio. Solo lo Spirito Santo può colmarlo, perché solo Dio raggiunge la profondità del cuore umano.
Quando lo Spirito Santo entra davvero nella vita di una persona, qualcosa cambia. Non spariscono immediatamente i problemi, ma non siamo più soli dentro di essi. È Lui che ci solleva quando cadiamo. È Lui che ci conduce quando non vediamo la strada. È Lui che ci dà parole di speranza quando dentro abbiamo solo stanchezza e silenzio.
Lo Spirito Santo non si impone mai: chiede accoglienza. Ecco perché Gesù dice: «Se uno mi ama…». L’amore apre la porta. L’amore rende possibile la dimora di Dio in noi.
Fratelli e sorelle, forse il Signore oggi non ci chiede grandi opere, ma un cuore disponibile. Un cuore meno duro. Un cuore disposto a lasciare andare ciò che impedisce a Dio di entrare davvero.
Chiediamo allora in questa Eucaristia il dono della conversione interiore. Non una religiosità fatta solo di abitudini, ma una vita trasformata dalla presenza dello Spirito Santo.
E preghiamo così:
“Vieni, Spirito Santo.
Abita in noi.
Solleva ciò che è caduto,
guarisci ciò che è ferito,
riempi il vuoto della nostra anima.
Conducici tu sulla strada del Vangelo,
perché non viviamo più soltanto per noi stessi,
ma lasciamo che sia Dio a vivere in noi.”
Amen.

