III Domenica di Avvento (Gaudete)
(Omelia per i bambini)
Oggi la Chiesa ci invita a una cosa speciale: rallegrarci. “Gaudete” significa proprio questo: gioite. Non perché sia già tutto perfetto, ma perché il Signore è vicino. E oggi questa gioia la vediamo anche con gli occhi, grazie ai bambini che hanno portato da casa la statuetta di Gesù Bambino: un segno semplice, bello, che parla a tutti.
Il Vangelo di oggi ci racconta una scena particolare. Giovanni Battista è in carcere, in una situazione difficile, e manda a chiedere a Gesù: «Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». È una domanda sorprendente, perché Giovanni aveva annunciato Gesù, aveva preparato la strada. Eppure ora dubita.
Questo ci dice una cosa importante: anche le persone forti, anche i credenti, anche i profeti possono avere momenti di dubbio. La fede non è una favola senza problemi, ma un cammino reale, fatto anche di domande. E Gesù non si scandalizza di questa domanda. Non rimprovera Giovanni. Risponde mostrando ciò che accade: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i poveri ricevono una buona notizia.
Gesù dice, in altre parole: guardate cosa succede quando Dio è vicino. La vita ricomincia, le persone si rialzano, chi era escluso torna a sperare. Ed è qui che nasce la gioia del “Gaudete”: Dio non risolve tutto con un colpo di magia, ma entra nella vita per guarirla, passo dopo passo.
E adesso fermiamoci un momento sui bambini. Oggi portate il Bambino Gesù tra le mani. Non portate un re potente, non portate un supereroe, ma un bambino piccolo, fragile, che ha bisogno di essere accolto. Questo è il modo di Dio. E forse è proprio questo che a volte ci mette in difficoltà: Dio non viene come ce lo aspettiamo.
Gesù dice: «Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo». Cioè: felice chi non si stupisce di un Dio che si fa piccolo, che nasce in una mangiatoia, che preferisce i poveri, i semplici, i bambini. Felice chi accetta un Dio che non fa rumore, ma cambia il cuore.
Giovanni Battista è grande, dice Gesù, il più grande tra i nati da donna. Ma poi aggiunge una frase sorprendente: «il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui». Questo non significa che Giovanni vale poco. Significa che nel Regno di Dio conta non essere grandi, ma essere piccoli, come un bambino che si fida, che tende le mani, che sa gioire delle cose semplici.
E allora oggi, in questa domenica della gioia, lasciamoci insegnare proprio dai bambini. Mentre benediremo le statuette di Gesù Bambino, chiediamo anche noi di custodire Gesù nella nostra vita, nelle nostre case, nei nostri gesti quotidiani. Perché il Natale non è solo una festa da aspettare, ma una presenza da accogliere.
Rallegriamoci, allora. Non perché tutto va sempre bene, ma perché Dio viene, ed è già all’opera. E quando Dio viene, anche nel buio nasce una luce, anche nel dubbio può nascere la gioia.
Amen.

