Vangelo di Luca (Lc 16,19-31)
Cari fratelli e sorelle,
il Vangelo di oggi ci presenta una parabola potente, drammatica e molto attuale: quella dell’uomo ricco e del povero Lazzaro. Due vite parallele, due destini opposti. Il ricco, vestito di porpora e lino finissimo, banchetta ogni giorno nel lusso e nell’indifferenza. Alla sua porta, un uomo, Lazzaro, ferito nel corpo e nell’anima, desidera solo qualche briciola che cade dalla tavola. Non riceve nulla. Neanche uno sguardo. Solo i cani si accorgono di lui.
Questa scena, che Gesù ci racconta con forza e senza sconti, non è un’immagine lontana. Non è solo una storia del passato. È la fotografia del mondo di oggi. È l’immagine delle nostre città, dei nostri confini, dei nostri cuori. Quanti “ricchi” vivono ancora nel privilegio, nell’abbondanza, nella superficialità, mentre miliardi di “Lazzaro” soffrono, bussano invano, cercano solo dignità e pane, ma trovano porte chiuse, muri, indifferenza.
Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle colpiti dalle guerre, alle famiglie distrutte dalla violenza, agli innocenti spazzati via dai conflitti. Quante “piaghe” ci sono oggi nel mondo! Ucraina, Terra Santa, Africa, Medio Oriente, e tante altre terre dimenticate. Quanti bambini dormono tra le macerie, quanti anziani muoiono soli, quante madri non sanno come sfamare i propri figli. La povertà di Lazzaro oggi ha i volti dei rifugiati, dei migranti, dei senza tetto, degli affamati di giustizia, dei perseguitati.
E noi? Dove siamo? Nella parabola, il ricco non è condannato perché era ricco, ma perché era cieco. Non vedeva. Non ascoltava. Era sordo alla sofferenza, chiuso nella sua autosufficienza. È questa indifferenza che Gesù denuncia con forza. È l’abisso scavato tra chi ha tutto e chi non ha nulla, un abisso che spesso costruiamo noi, con le nostre scelte, con la nostra passività.
Il finale della parabola è amarissimo. Il ricco, ormai nei tormenti, chiede che Lazzaro venga a salvare i suoi fratelli. Ma Abramo risponde: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. Oggi, noi abbiamo il Vangelo. Abbiamo la voce di Cristo. Abbiamo la testimonianza della Chiesa, dei santi, dei poveri stessi che gridano ancora. Ma ascoltiamo davvero?
E infine, il grido del ricco: “Se uno dai morti andrà da loro, si convertiranno!” E Abramo risponde: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti.”
E noi sappiamo che uno dai morti è risorto: Gesù Cristo. Eppure, il mondo continua spesso a non ascoltare, a non convertirsi, a camminare verso l’autodistruzione.
Ma non tutto è perduto. Come credenti, non possiamo restare a guardare. Siamo chiamati ad agire, a pregare, ad essere strumenti di pace. E proprio oggi, di fronte al grido dei popoli feriti dalla guerra, vi invito con forza a una preghiera sincera, umile, continua per la pace nel mondo.
Rivolgiamoci a Maria Santissima, Regina della Pace, nostra patrona e madre. Lei, che conosce il dolore delle madri che perdono i figli, ci aiuti a diventare costruttori di pace, a non arrenderci al male, a non chiudere il cuore. Lei, che ha ascoltato la Parola e l’ha custodita, ci insegni ad ascoltare oggi la voce dei poveri, dei sofferenti, dei Lazzaro del nostro tempo.
Cari fratelli e sorelle, non aspettiamo il giudizio finale per aprire gli occhi. Il momento per cambiare è oggi. La porta del nostro cuore può diventare la porta della salvezza. Non c’è abisso che l’amore non possa colmare.
Affidiamoci a Maria, invochiamola con fede:
Maria, Regina della Pace,
volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi.
Ascolta il grido dei popoli feriti,
rischiara le menti dei potenti,
sciogli i cuori induriti dall’odio.
Rendici strumenti della pace di tuo Figlio,
Gesù, nostro Signore. Amen.

