Il Natale: Chiamata alla Gioa (ultima parte)

Il Natale: Chiamata alla Gioa (ultima parte)

INCONTRO DEL GIORNO 27 GENNAIO 2016

TEMA DELL’INCONTRO ODIERNO

IL NATALE: CHIAMATA ALLA GIOIA (ultima parte)

Abbiamo ripreso e terminato il tema iniziato la settimana scorsa sulla “Chiamata alla gioia” di ogni cristiano cercando le altre possibili cause dei tanti mali che assillano l’umanità.

Avevamo già esaminato:

  1. Il male prodotto dal peccato commesso da me stesso, cioè attraverso la mia volontà;
  2. Il male prodotto contro di me per il  peccato commesso da altri.

Siamo passati quindi ai seguenti altri casi:

  1. Il male da cui siamo circondati a motivo del peccato originale. Dal peccato di Adamo ed Eva (Gn 2,8-10 -15-16 e 3,1 e seguenti),  il male ha dilagato nel mondo e produce conseguenze imprevedibili e a volte sconosciute che in qualche modo producono non solo ferite nello spirito e malattie nel corpo ma anche sconvolgimenti naturali. Chiunque pecca, fa, produce del male anche per gli altri (siamo infatti tutti in cammino, come in cordata, e se uno cade, rallenta gli altri… Gv 9,1 e seguenti).
  2. Il male derivante dai nostri difetti che c’inducono al peccato. I nostri difetti, piccoli o grandi, ci colpiscono con mali  più o meno gravi. Se sono pigro, superbo, iracondo, geloso, invidioso, lussurioso, maldicente e pettegolo,  il nemico si servirà di questi per realizzare i suoi abominevoli e subdoli piani. Si può guarire da essi lavorando su se stessi (es. direzione spirituale, fuga dalle occasioni di peccato) e se non ci riesco, intensificare la preghiera personale, la preghiera d’intercessione chiesta ai fratelli e ai sacerdoti (ai quali si può chiedere di applicare la Santa Messa per le proprie intenzioni) l’assiduità ai sacramenti, (fonti di grazia divina ex opere operato) e mai dimenticare un po’ di digiuno non solo corporale, opere di misericordia…
  3. Il male che proviene dall’azione del diavolo e quelli che cooperano con lui: maghi, fattucchiere, cartomanti… l’uso di strumenti e mezzi moderni come TV, PC, libri e spettacoli osceni, droghe,  alcool, fumo, sedute spiritiche e quant’altro tenta di escludere la Provvidenza e l’azione divina come unica e insostituibile fonte di gioia e di pace… Se si dà spazio al diavolo e in qualche modo lo si lascia entrare con qualcuno di questi strumenti, egli si impossesserà del nostro essere con infestazioni, ossessioni, vessazioni, possessioni e fastidi d’ogni genere. Da questi mali ci si difende evitando le occasioni di peccato e utilizzando i mezzi della grazia quali la frequenza ai sacramenti come già detto e facendo anche uso dei sacramentali, fonti di grazia che agiscono ex opere operantis: acqua benedetta e/o esorcizzata, sale e olio benedetti e/o esorcizzati, immagini sacre da tenere addosso e ove necessario anche preghiere di liberazione ed esorcismi nei casi più gravi e per fortuna più rari, e sempre la preghiera assidua. Insomma correndo sempre da Gesù, perché è lui che ci salva.

A GESU’ PER MEZZO DI MARIA

Ma chi ce lo dà Gesù? La Madonna; Colei che lo mostrò e fece prendere in braccio dai pastori che prestando fede all’annuncio degli angeli, accorsero gioiosi alla capanna di Betlemme e adorarono il Signore. Corriamo dunque da Lei se vogliamo più facilmente fare il “nostro Natale” degnamente. Siamo ancora nel tempo forte del Santo Natale… La gioia e la pace non tarderà a conquistarci e meglio non potremmo fare anche il nostro Giubileo della Misericordia.  Amen e alleluia  e…

Buon Santo Natale!

Sul tema trattato è stato poi dato spazio agli interventi di ciascuno. Il tema Si è infine pregato sulle situazioni che più ci affliggono confidando nell’aiuto del Signore anche per le cose più semplici.

A LODE E GLORIA DI GESÙ

 ALLELUJA !

Il Natale: Chiamata alla Gioa (parte seconda)

Il Natale: Chiamata alla Gioa (parte seconda)

INCONTRO DEL GIORNO 20 GENNAIO 2016

TEMA DELL’INCONTRO ODIERNO

IL NATALE: CHIAMATA ALLA GIOIA (parte seconda)

Abbiamo ripreso il tema iniziato la settimana scorsa sulla “Chiamata alla gioia” di ogni cristiano cercando le cause dei tanti mali che assillano l’umanità.

  • Domanda: Come possiamo vincere i tanti mali che assillano l’umanità e che sono frutto del peccato?
  • Risposta: Gesù è l’unico Salvatore che vince le fonti e le forze del male.

Appurato che il male, sotto forma di: ansie, affanni, depressioni, insicurezze, paure, complessi, tristezze, pensieri di suicidio, tedio della vita, squilibri è frutto del peccato, vogliamo vedere quali peccati specificatamente li possono causare cercando di dare risposta a delle domande precise:

  1. Perché sono tanto insicuro e ho sempre bisogno di conferme?
  2. Perché ho tante paure?
  3. Perché non mi soddisfa nulla anche se sto bene economicamente, ho una bella famiglia e un buon lavoro?
  4. Perché a volte ho tedio della vita e giungo a desiderare perfino la morte anche col suicidio?
  5. Perché c’è tanto male nel mondo?

Gli uomini afflitti da questi mali vanno (e fanno bene) da qualche specialista che attraverso cure specifiche possa alleviare le loro “pene” ma con esiti non sempre entusiasmanti.  Molte volte non è sufficiente. Basta guardare le facce che girano intorno a noi ogni giorno. Non ci vuole molto a capire se una persona è felice o no, o meglio, se è cristiana, discepola di Gesù oppure no. Il suo volto e le sue parole lo rivelano immediatamente.

La FEDE infatti ci rivela che ogni forma di male affonda le sue radici in diversi tipi di peccato. Esaminiamone alcuni più comuni:

  1. Il male prodotto dal peccato commesso da me stesso, cioè attraverso la mia volontà che così agendo si pone contro la legge di Dio; (di che tipo sia tra le fonti sopra elencate non possiamo saperlo con certezza ma certo produce qualcuna di esse, a volte addirittura tutte insieme….). Da questi mali ci si difende mettendoci in ascolto di Cristo, della sua Parola, ubbidendo ai comandamenti e agli insegnamenti della Chiesa, frequentando i sacramenti… soprattutto evitando la “fede fai date”; quella che mi mette in condizioni di non avvertire più come peccaminose certe mie azioni…  Nella lettera  ai romani leggiamo: tutti quelli guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio… (Rm 8,14 e seguenti).
  2. Il male prodotto contro di me  (che quindi si riversa negativamente su di me) per il  peccato commesso da altri. Si tratta dei peccati non fatti ma “subiti” da parenti o conoscenti. Il male sarà più grave se il peccato da me subito è stato commesso da parenti stretti… a cominciare a volte fin dalla mia più tenera età… Perché se qualcuno mi fa del male, non finisce lì; resta una ferita nello spirito e può essere guarita solo ….. con la Cristo-terapia cioè il “perdono”.  Vi sono preghiere di liberazione e guarigione efficacissime…. Pensate ad esempio a chi ha subito violenze…. A chi ha subito soprusi o è stato abbandonato dai genitori e  non ha mai provato l’affetto del padre o della madre…. Per tutti c’è un Padre tenerissimo a cui ricorrere per essere guariti.  In Isaia  leggiamo: “ si dimentica forse una madre del frutto del suogrembo così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai. (Is 49,14-15). Il Perdono è però un passo da fare con coraggio e fede. Perdono significa “rimettere l’offesa senza riserve”  (Mc 11,25Mt 5,23.24.44 ss6,12.14.15.18 – 18,21.33.35 – Lc 6,32-35  altri passi) a chi ci ha fatto del male.  Ma c’è un tipo di perdono che spesso ignoriamo ed è quello verso se stessi…  Se ci confessiamo, dobbiamo dimenticare quel peccato di cui ci siamo pentiti, perché è passato per la grazia di Dio e da lui gettato nell’oceano della sua misericordia dal quale nessuno potrà ripescarlo; ma noi a volte pur sapendolo, non riusciamo a perdonare noi stessi, perché riteniamo troppo grave il peccato commesso, ed allora staremo male per tutta la vita. E il nemico che conosce la nostra fragilità approfitterà di questa debolezza accusandoci sempre davanti a Dio tanto da rendere quella ferita insanabile fino alla morte eterna. È una tentazione subdola, quella di farci credere che non possiamo essere perdonati per quel peccato…non cadiamo nella sua trappola. Abbiamo un Padre misericordioso che una volta che ci ha perdonato, dimentica e noi perché non lo facciamo?

Sul tema trattato è stato poi dato spazio agli interventi di ciascuno. Si è infine pregato sulle situazioni che più ci affliggono confidando nell’aiuto del Signore che ci ha detto come fare tramite anche la Parola tratta dalla lettera di Giacomo 5,13 e seguenti che ci ha proposto la sorella Graziella, in cui l’apostolo ci invita a rivolgere al Signore le nostre richieste con semplicità e fiducia.

AVVISO.

Nel prossimo incontro si riprenderà il tema sviluppandone i punti restanti relativi a:

  1. – Il male prodotto in genere dal peccato originale;
  2. – Il male derivante dai nostri difetti;
  3. – Il male proveniente direttamente dall’azione del diavolo e quelli che cooperano con lui.

A LODE E GLORIA DI GESÙ

 ALLELUJA !

Il Natale: Chiamata alla Gioa (parte prima)

Il Natale: Chiamata alla Gioa (parte prima)

INCONTRO  DEL GIORNO 13 GENNAIO 2016

TEMA DELL’INCONTRO ODIERNO

IL NATALE: CHIAMATA ALLA GIOIA

Abbiamo appena trascorso le festività natalizie in cui siamo stati chiamati a vivere la gioia e la pace del Santo Natale, che rappresenta per noi cristiani la chiamata d’amore per eccellenza e allora mi par doveroso soffermarci a verificare se il memoriale (= ripresentazione e non rappresentazione) di questo Mistero ha trasformato la nostra persona, o detto con parole più semplici, se abbiamo o no accolto adeguatamente Gesù nella nostra vita. Per farlo, basterà porci le domande che seguono, alla luce della Parola di Dio tratta da Is 60,1-6: “Alzati e rivestiti di luce… (omissis) la gloria del Signore brilla sopra di te”….. e dal Vangelo di  Lc 2,1-20: (omissis) …..”vi annunzio una grande gioia… (omissis)… oggi vi è nato un salvatore che è Cristo Signore… (omissis)… gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace agli uomini che egli ama”.

Eccole:

1. questo Natale, mi ha recato la gioia profonda annunciata dagli angeli ai pastori la notte santa? o sono rimasto inquieto, agitato, turbato, angustiato, come se nulla fosse accaduto?

(La gioia a cui si fa riferimento non è quella esteriore che sperimentiamo quando ci va tutto bene ma quella che supera le attese umane. È facile essere gioiosi se stiamo bene fisicamente, finanziariamente … non vivendo alcuna contrarietà ma…se andasse male? Saremmo felici ugualmente quando nessuno può fare niente più per noi, fidandoci ciecamente del Signore? Solo il possesso di questo tipo di pace e di  gioia vera possono rivelarci di aver fatto un Natale Santo!)

2. e se non possiedo questa pace e questa gioia che devo fare?

Se non possiedi pace  e gioia, devi ancora fare il tuo Natale!

GESU’ E’ L’UNICO SALVATORE CHE VINCE LE FONTI E LE FORZE DEL MALE

Se non abbiamo ancora conquistato questa pace e questa gioia cerchiamo di farlo insieme, con l’aiuto dello Spirito; di entrare cioè nel cuore dell’annuncio del Santo Natale per ottenerne le molteplici grazie speciali.

Nella vita, non sono tanto importanti le cose che ci accadono ma la nostra reazione ad esse. Dio sempre ha agito e agisce in continuazione, che l’uomo se ne accorga o meno; che ci faccia caso o meno; Lui agisce sempre  ma…

  • io come re-agisco a ciò che Dio fa?
  • Sono veramente sicuro di riconoscere Gesù come mio salvatore in ogni circostanza favorevole o sfavorevole della mia vita?
  • Se ne sono sicuro, come lo potrei testimoniare nella mia vita?
  • Faccio fare il salvatore a Gesù nella mia vita?
  • Come Gesù opera questa salvezza in me e intorno a me?

Cerchiamo ora di dare qualche risposta chiarendo innanzitutto il significato della parola “salvatore”. Salvatore è chi ti tira fuori da morte certa. È colui senza l’aiuto del quale tu saresti morto. Esempio: stai per affogare, stai già boccheggiando e non ce la fai più neanche a chiedere aiuto ma, proprio quando stai per lasciarti andare senza più alcuna speranza, arriva qualcuno che ti afferra e ti tira su. Questo è il vero concetto di salvezza e colui che ti salva è il vero salvatore. Cioè ti trovi in una situazione disperata da cui non potresti liberarti da solo e se non accade l’atto del salvamento, l’esito è tragico: la morte. Ebbene Gesù è il mio salvatore e mi ha salvato svelandomi una verità molto semplice: che cioè il nostro unico grande problema  sulla faccia della terra è il peccato. Questa e solo questa è la fonte di tutte le forme di male, dalla più tragica come la morte, alle più comuni come: ansie, affanni, depressioni, insicurezze, paure, complessi, tristezze, pensieri di suicidio, tedio della vita, squilibri… mali con cui un po’ tutti prima o poi abbiamo avuto a che fare e che notoriamente sono molto diffusi nel mondo. Come vincerli? Sarà il prosieguo del tema.

Nestore ha fatto la seguente testimonianza:

Qualche anno fa, era balzato alla ribalta delle cronache, un fatto di sangue veramente raccapricciante. Un giovane disabile, in carrozzella, attendeva un suo parente che stava per uscire con la macchina da un garage e stazionava proprio sul limitare della lunga rampa di accesso. Quando all’improvviso passarono di lì dei ragazzi che, dallo schiamazzo che facevano si poteva facilmente capire che fossero in preda all’alcool o altre sostanze stupefacenti. Qualcuno comincia a dileggiare il malcapitato che non può difendersi finché, non si sa se accidentalmente, gli viene data una spinta. La carrozzella comincia la sua sfrenata corsa sulla ripida rampa. Acquista sempre maggiore velocità impossibile da frenare, finché giunge a cozzare contro il muro del fondo. La morte del poveretto, sopraggiunge quasi sul colpo. La mattina seguente il fatto, un mio allievo, senza darmi neanche il tempo di sedermi alla scrivania per l’appello consueto, così mi interpella: <<prof., lei che crede in Dio, lei che dice sempre che Dio ci ama ed è un Padre buono, mi dica, dov’era il suo Dio quando quei “fetenti” hanno spintonato quel poveretto già sfortunato abbastanza e tanto castigato dalla vita?>>. Io mi sono sentito perso… non sapevo che rispondere. Ho taciuto per un attimo, e ho pregato nel mio intimo: <<aiutami Santo Spirito, suggeriscimi quel che devo dire…>>. Non avevo ancora terminato di proferire questa accorata richiesta che ho così risposto: <<sai dov’era il mio Dio, che è anche il tuo ed è un Padre tenerissimo? In fondo a quella rampa ad accogliere tra le sue braccia quel figlio tanto sfortunato e immensamente amato da Lui per portarlo con sé dove nessuno soffre più, dove nessuno può essere maltrattato, dove tutti sono felici per sempre!…>>. Un silenzio assoluto piomba sulla classe interrotto però, dopo qualche attimo, da uno studente diversamente abile, ospite di una casa famiglia, che in quella classe troppo spesso era oggetto di lazzi e dileggi: <<ma prof., ma è proprio vero che in cielo non si soffrirà più e nessuno mi darà più fastidio?>>. <<Certo!>>, gli rispondo. E lui di rimando: <<e Dio ci ama come un Padre?>>. <<È vero, ci ama più di un padre!>>. Egli allora: <<voglio andare subito in Paradiso,…>>. Terminata la lezione, tutti gli allievi escono per la ricreazione. Ne restano tre che mi si affiancano ed uno di loro, un immigrato, mi dice: <<lo sa prof., io ci credo che Dio è un padre buono e ci ama. L’ho riscontrato quando sono venuto in Italia ed eravamo in famiglia, veramente nella disperazione; lui ci ha aiutato. Voglio sperare che il giorno che me ne andrò da questa vita, venga a prendermi tra le sue braccia…>>. Era il mese di maggio all’epoca del fatto e terminato di lì a poco l’anno scolastico, Alin, così si chiamava, consegue il suo diploma con discreti risultati e per festeggiare, in una notte d’agosto non troppo bella, il mare agitato, insieme con taluni compagni di corso, era andato a fare un bagno dopo aver mangiato. Nessuno si avvede del pericolo finché la corrente diventa inesorabile. Alin sta male. Un compagno tenta di trascinarlo a riva tenendolo per mano, ma il mare sembra sempre più risucchiarlo tra i suoi flutti, finché Alin molla la presa del soccorritore indebolita dalla fatica …

Ebbene,  grazie a quella testimonianza di qualche mese prima, sono certo che il Padre era lì, che tra i flutti, stringeva tra le sue braccia quel figlio, che in classe, gli aveva testimoniato il suo amore e la sua filiale fiducia. Al funerale del giovane, presenti circa trecento giovani compagni d’Istituto, raccontai tutto questo e alla fine la mamma di Alin volle tra le lacrime ringraziarmi con un forte abbraccio. Io seppi solo balbettare: <<Quello stesso Padre, di lassù non vi abbandonerà!>>.

Circa un anno dopo, mi cercò un cugino di Alin per dirmi <<Prof. La mamma di Alin, tornata in Romania dopo la morte del figlio, la saluta tanto ma desidera soprattutto farle sapere che le è nato un altro figlio che ha riportato tanta gioia in famiglia…. e l’hanno chiamato Alin>>.  

Sul tema trattato è stato poi dato spazio agli interventi di ciascuno. Si è infine pregato sulle situazioni che più affliggono la famiglia e la comunità parrocchiale con preghiere spontanee accompagnate da un dolcissimo canto d’invocazione alla Santissima Trinità.

AVVISO.

Nel prossimo incontro si riprenderà il tema sviluppandone la parte restante:

GESU’ NOSTRA UNICA SALVEZZA CONTRO LE FONTI DI TUTTE LE FORZE DEL MALE.

A LODE E GLORIA DI GESÙ

 ALLELUJA !

Dio ci Chiama all’Amore

Dio ci Chiama all’Amore

INCONTRO DEL GIORNO 16 DICEMBRE  2015

Con l’incontro precedente abbiamo iniziato il secondo ciclo di meditazioni sui Grandi temi Biblici secondo progetto iniziale il quale s’intitola

LA CHIAMATA – IL MESSAGGIO BIBLICO DELLE SCRITTURE

TEMA DELL’INCONTRO ODIERNO

 DIO CI CHIAMA ALL’AMORE

Dio ci chiama…e ci chiama per nome (Sal 97);

  • ma perché ci chiama?
  • chi siamo noi per meritare tutta questa attenzione di Dio?
  • che posto occupiamo nel cuore di Dio?

Nella 1° lettera di Giovanni, cap. 4,7-16 , leggiamo che “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in lui”. Come si può fare questa affermazione? Da dove scaturisce questa certezza? Dal fatto che esistiamo. La nostra esistenza, è infatti un dono d’amore. Dio ha voluto condividere con noi, ciò che lui è; cioè “Vita”. Per permettere l’esistenza degli esseri umani, ha ceduto dello spazio che era tutto ed esclusivamente suo. Pensate cosa sarebbe la nostra esistenza se anche noi non dessimo spazio a qualcuno… saremmo costretti a una esistenza solitaria e triste… Ebbene Dio ha voluto trovare spazio per stare accanto a noi. E quello che fa Dio con noi, noi siamo chiamati a farlo con gli altri, se vogliamo essere felici. Ora Dio non si accontenta di dare una vita qualunque, ma ne dà una speciale: la sua. Ci dà infatti il suo Ruah’, il suo soffio, il suo Spirito (Gn 2,7). È bello possedere la consapevolezza che io, proprio io, condivido il suo Spirito. Quindi lo posso trovare in me; io non sarò mai solo, perché Dio è disposto a vivere la mia stessa vita… quando decide di creare l’uomo, dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine!” (Gn 1,26 ess.). Perché usa il plurale, Perché  non è solo il Padre a parlare… è la SS. Trinità che agisce nell’amore e in pieno accordo. Il modello dell’uomo, diventa lo stesso “figlio” che un s’incarnerà un giorno ancora lontano ma è già nella mente di Dio. Tra il Padre creatore ed il figlio, si inserisce il loro grande Amore: lo Spirito del Padre e del Figlio. Di qui comprendiamo che la nostra Fede pur essendo un dono personale, abbraccia una dimensione comunitaria: quella di essere Chiesa. L’amore è qualcosa di grande, ma se non si vuole essere amati, esso non si può comunicare.

L’Amore è una grazia = gratis data;

per questo a volte non viene accolto e si fa allora l’esperienza del peccato… Quando peccano, Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, “scoprono di essere nudi” (Gn 3, 1 e ss.). Quando noi ci allontaniamo da Dio con il peccato, anche noi facciamo questa esperienza, perché ci sono venuti a mancare i punti di riferimento, le certezze, ci scopriamo miseri e piccoli ed abbiamo paura di Dio che passa. E Dio li rimprovera ma come fa esattamente un padre che ama i suoi figli; come  facciamo anche noi genitori quando siamo preoccupati per un figlio che tarda a tornare, che non ascolta i nostri avvertimenti. Dio non smette di cercarmi anche se sbaglio e mi allontano da lui. Lui mi cercherà sempre. Dio ha un progetto di salvezza per me… Egli lo offre a tutti come ha fatto ad Abramo, Isacco, Giacobbe,  e Mosè. Essi erano come noi e per la loro scelta, sono diventati strumenti di salvezza per sé e per l’umanità.  Abramo rispose alla chiamata di Dio e fu benedizione anche per noi (Gn 12). Mosè risponde alla chiamata di Dio davanti al  roveto che arde ma non si consuma (Es 3) perché, Dio non ti consuma, si serve di te ma senza consumarti (come invece succede tra uomini che non fanno nulla per nulla…), anzi è lui che si consuma per te…

Vediamo cosa dice a Mosè in merito al suo popolo schiavizzato in Egitto: “Conosco le sue sofferenze, ho udito il suo lamento…”. Non è un Dio che sta a distanza ma conosce molto bene le nostre vicissitudini. E le conosce non per sentito dire… ma in senso biblico “dello starci dentro”. Lo toccano, sono sue. Nei 40 anni di deserto, Dio sceglie come fare per comunicare al suo popolo, per esprimere la sua presenza, per stare con lui.  Quando il suo popolo vive in un accampamento, egli chiede a Mosè di fargli una tenda per restare col suo popolo. Poi quando Israele diventa sedentario e costruisce la sua città, egli chiede che gli venga edificato un tempio…ne organizza persino il culto (Levitico) per restare col suo popolo fino al tempo in cui non farà la scelta suprema, il suo capolavoro, di stare in mezzo agli uomini nascendo sulla terra:

“sarà chiamato Emmanuele = Dio sta in mezzo a noi” (Mt 1,18-24),

nel senso che cammina con noi. Se Dio sceglie di stare con noi,  lo fa perché vuole insegnarci e farci capire come noi cristiani dobbiamo stare in società: Gesù ci dice di andare in tutto il mondo (Mc 16,9,20) ad annunciare la sua Parola di salvezza e amore; e non solo a quelli che la pensano come noi ma anche agli altri, i lontani. Niente steccati ma ponti…bisogna costruire…”.

Come l’anima è nel corpo, così devono essere i cristiani nel mondo”.

Gesù è nato a Betlemme; la città del pane. Pane che si divide…

Gesù è il pane spezzato che ha scelto di morire per me!

E allora:

  • quanto accetto che Gesù  mi ami fino a morire per me?
  • Quanto accetto che Gesù sia morto anche per i criminali?
  • Quanto accetto che sia morto per chi mi fa soffrire?

In questo anno santo, sono domande vitali dalle cui risposte posso capire quanto io corrispondo al grande amore che Dio ha scelto di avere per me…e se qualcosa non va in me, se mi è difficile rispondere cristianamente a questi quesiti, mi aiuti e conforti sapere che :

DIO AMA ME NONOSTANTE LE MIE DEBOLEZZE, I MIEI FALLIMENTI, I MIEI PECCATI, I MIEI TRADIMENTI…

EGLI MI AMA COSI’ COME SONO.

Egli mi dà la forza di ricominciare sempre e di credere in me stesso, perché lui crede in me. Mi ama fino a condividere la mia sofferenza.

  • Ma quanto sono disposto a pensare di incontrare Dio nei momenti di sofferenza, di paura…di malattia, di lutto? Eppure lui l’ha già fatto! Morendo in croce si è caricato dei nostri dolori …(Is 53);

a noi spetta ora (in questo momento) metterci in linea con quell’evento mirabile e santo avvenuto (allora) una volta per tutte e per tutti. Non posso credere che non sappia ascoltarci. Dio è lì, e sa esattamente quello che sto passando. Gesù ha spalancato le sue braccia sulla croce per attirarci tutti a sé. Con la sua morte e risurrezione,  ha spalancato la “porta” sulla nostra vita; quella porta che ci fa intravedere ciò che ci aspetta dopo (Rm 8) grazie allo Spirito che abita in noi. Gesù ha vissuto “consegnato al Padre” che ha permesso la sua morte e poi l’ha risuscitato. Ora noi possiamo vivere la consolazione di Dio… e poi dare l’amore di Dio agli altri perché egli ha scelto di renderci segno visibile della sua risurrezione, della sua vita agli altri. Ed allora:

  • Quale sarà la nostra missione?

Non potrà essere che una, perché, dopo avere amato noi, attraverso noi e solo attraverso di noi può far giungere il suo amore agli altri. Se noi non ci prestiamo all’azione della sua grazia, saremo responsabili della mancata salvezza di tanti altri figli di Dio, amati da lui. Una buona parola può cambiare la vita di qualcuno. È quel seme che se non seminiamo, non muore per dare ove il 30, ove il 60, ove il 100 per uno (Mt 13,8). Quindi, siamo chiamati a portare ovunque la risurrezione di Cristo cioè la vita vera.

  • Ma come fare?

Non è necessario essere dei predicatori, bastano dei gesti, dei segni, un abbraccio e il Signore farà in modo che tutto sia destinato all’eternità, facendo sentire figli amati e desiderati da Dio anche i lontani perché  egli ha fatto loro spazio per accoglierli, guarirli abbracciarli, amarli. Saranno allora gesti, parole sguardi di… eternità. Questo significa annunciare il Vangelo. Leggiamo in  Mc 6,34 e ss.: “sbarcando vide molta folla e si commosse per loro…” questo significa che bisogna scendere dalla barca, dalla nostra barca sicura che può essere la comunità, la parrocchia, che rappresentano la nostra sicurezza, per stare con gli altri. Questo deve fare la Chiesa: si deve commuovere, termine che significa star-ci male… stare male con chi sta male, entrare nella loro sofferenza, donare il proprio spazio… A noi che siamo Chiesa, spetta questo sublime compito. Gesù, prima di dare pani e pesci, insegna, annuncia qualcosa di più grande e così bella da far dimenticare alla folla persino di nutrirsi. Sarà lui allora che penserà anche a questo ed al superfluo (Mt 6,25-34).

Amen.

Preghiera di conclusione.
Abbiamo innalzato una breve preghiera di lode per le meraviglie del Signore, pregando prima con il salmo 32 (inno alla bontà di Dio) e abbiamo scoperto  il nostro “luogo sicuro”.

A LODE E GLORIA DI GESÙ

 ALLELUJA !

La Chiamata – Il Messaggio Biblico delle Scritture

La Chiamata – Il Messaggio Biblico delle Scritture

INCONTRO DEL GIORNO 9 DICEMBRE  2015

Con l’incontro precedente abbiamo concluso il ciclo delle meditazioni sulla PAROLA DI DIO puntualizzando, approfondendo e meditando i seguenti suoi peculiari aspetti:

La Parola di Diosiamo eredi di un testamento…
Gesù è la Parola che illumina, libera, guarisce, nutre, santifica …
La Parola di Dio non può essere più ignorata da noi.
La Bibbia deve essere letta, studiata, pregata, celebrata, condivisa coni fratelli
Pregare con la Parola di Dio.

Ci sono voluti ben otto incontri per concludere questo primo tema: non si prevedeva tanto tempo ma dovremo abituarci perché il Signore, se lo lasciamo agire, sconvolge sempre i nostri piani sempre difettosi. Ed è bene che sia così, perché il vero architetto è Lui. Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori (Sal 127). Procederemo dunque nello stesso modo, lasciando che lo Spirito agisca liberamente prendendosi tutto il tempo che vuole…Amen!

TEMA DELL’INCONTRO ODIERNO

Con questo incontro diamo inizio al secondo ciclo di meditazioni sui Grandi temi Biblici secondo progetto iniziale il quale s’intitola

LA CHIAMATA – IL MESSAGGIO BIBLICO DELLE SCRITTURE

La chiave per comprendere il messaggio biblico delle Scritture, consiste nell’imparare a riconoscere i grandi temi che in esse continuamente ritornano, libro dopo libro, dall’Antico al Nuovo Testamento.
Meditare sui passi che contengono questi temi è uno dei modi più proficui per aprire il nostro cuore e la nostra mente alla Parola che ci interpella nelle Scritture.
La Bibbia contiene la testimonianza dell’autorivelazione di Dio nell’esperienza di un popolo.
Non è un libro piovuto dal cielo ma scritto da persone che ascoltavano Dio.
I racconti del popolo ebraico ci presentano Jahvè, il Dio d’Israele, il quale gradualmente si rivela e si manifesta come la speranza e la promessa di coloro che sono alla ricerca di qualcosa di più e di meglio. La loro storia è diventata la prodigiosa opera di un Dio che li ha guidati come popolo, verso una sempre maggiore unità e maturità di Fede. Lo stesso accade di noi.

Dio ci salva come popolo, unendoci fra noi, ci conduce verso di Lui

e, conducendoci verso di Lui, ci unisce sempre più fra noi. La fede d’Israele nella potenza della Parola di Dio viene ben espressa dal profeta (Isaia 40,6-9). Per quella stessa Fede gli israeliti fecero l’esperienza della potenza e della realtà della Parola di Dio (Isaia 55,10-11). È quello che accadde a Israele. E lo stesso c’è da attendersi che avvenga a noi.

Non è una promessa qualunque. È una promessa di Dio.
Seminata in terreno fertile, la parola di Dio produce dove il 30, dove il 60, dove il 100 (Mt 13,8).
Accettando l’iniziativa dell’amore da parte di Dio,

gli Ebrei si trasformarono in una comunità di fede, in una nazione in ascolto di Dio più degli altri popoli che erano amati comunque da Dio ma non avendo istaurato con Lui lo stesso rapporto degli Ebrei, non diventarono mai “popolo eletto” anche se grazie a questo popolo, tutti furono e saranno benedetti (Gen 12,3).

L’amore di Dio, sperimentato e conosciuto, liberò il popolo di Israele.

Preghiera di conclusione.
Abbiamo innalzato una breve preghiera di lode per le meraviglie del Signore, pregando prima con il salmo 137 (inno di lode) e poi spontaneamente come lo Spirito dettava al nostro cuore.

A LODE E GLORIA DI GESÙ

 ALLELUJA !

La Celebrazione della Parola

La Celebrazione della Parola

INCONTRO DEL GIORNO 2 DICEMBRE  2015

Dopo una breve preghiera allo Spirito Santo che sempre è alla porta e bussa… abbiamo ripreso, con il sostegno della sua unzione, il nostro cammino di meditazione attraverso i grandi temi biblici.

Richiamo dei principali concetti del precedente incontro:

  • Gesù è la Parola e quando noi riusciremo a trovare in Gesù il fondamento di ogni nostra parola,

anche la nostra povera p a r o l a,  diventerà P A R O L A di via, verità, e vita e noi saremo profeti.

  • Il cristiano profeta diventa evangelizzatore.
  • essere profeta significa proclamare la Parola di Dio.
  • Per essere profeti e proclamare la Parola di Dio, è necessario conoscerla.
  • Per conoscere la Parola, bisogna:
    • leggerla,
    • studiarla
    • pregare con la Parola (leggendo la Bibbia, sarà lo stesso Spirito invocato prima di iniziare a leggerla, che ci farà capire, susciterà in noi la preghiera che otterrà grazie, miracoli, benedizioni e farà compiere a noi prodigi nella nostra vita e in quella degli altri per i quali saremo profeti.

TEMA DELL’INCONTRO ODIERNO

LA CELEBRAZIONE DELLA PAROLA

La Parola non deve, come abbiamo appena ribadito, essere solo letta, studiata, approfondita… ma

è anche necessario celebrala.

Ciò significa che ogni evento letto sulla Bibbia, deve da noi essere vissuto come se  si ripetesse per noi in quel preciso istante in cui lo stiamo ricordando. Possiamo comprendere meglio il concetto, se consideriamo la liturgia della Santa Messa.

Tutto ciò che avviene durante la liturgia della Messa, è meraviglioso, perché in essa si proclama l’Opera di Dio che si realizza per noi nel sacro Memoriale grazie al quale i fedeli si riappropriano dell’evento narrato.

Infatti quanto si legge dalla Bibbia e quanto si compie (gesti e parole durante la liturgia), non è una “rappresentazione”,  ma una vera “ripresentazione” di quello stesso evento “avvenuto una volta per tutte” (Eb 7,27) anche per noi, e viene oggi programmato nell’anno liturgico dalla sapienza della Santa Madre Chiesa.

Per chiarezza, dividiamo la Messa in due grandi momenti liturgici che comunque formano un solo atto di culto e sono indissolubilmente legati tra loro tenendo presente che con la Liturgia, si proclama l’Opera di Dio, la sua Azione d’Amore avvenuta una volta per tutte ma che solo oggi si realizza per noi come in passato per altri:

  1. Liturgia della parola, durante la quale, la Parola di Dio vene spezzata e offerta al popolo proclamandola dall’altare della Parola (ambone). Gesù Cristo è presente nella sua Parola, anzi è proprio Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura.
  2. Liturgia Eucaristica durante la quale si perpetua l’evento della nostra salvezza.

Cosa significa e cosa succede durante il primo momento liturgico?  Facciamo qualche esempio.

  • La Domenica della Trasfigurazione: significa che davanti all’assemblea riunita per la Santa Messa, davvero il Signore si sta trasfigurando. Gesù si trasfigurò per consolare e dare coraggio agli Apostoli afflitti per la grave rivelazione ch’egli stesso aveva fatto loro circa la sua prossima passione, morte e risurrezione (Mt 17,1-8 e Mc 9,2-8).  Ebbene, oggi lo fa per noi. Quante volte infatti anche noi, arriviamo in chiesa afflitti, carichi dei nostri pesi, sfiduciati….Ebbene, in questa occasione, Gesù ci mostra la bellezza di ciò che ci attende…e ci dà forza e incoraggia così: <<Alzatevi…>>  come allora fece con i tre fortunati discepoli.
    Se noi comprendiamo con l’aiuto dell’omelia, ma soprattutto con l’intervento dello Spirito sempre presente, allora non usciremo di certo di chiesa così come siamo entrati…
  • la festa del Santo Natale:  vuol dire che davanti all’assemblea riunita per la Santa Messa, davvero il Signore nasce in quel momento per noi recandoci tutto il suo messaggio di pace e Amore…e la nostra vita cambierà…come un giorno cambiò quella dei pastori che ebbero la gioia di vedere e toccare il salvatore annunciato loro dagli Angeli… Oggi quell’annuncio si fa nostro, e noi siamo quei pastori.

E così di seguito, tutti gli eventi programmati, domenica per domenica, vanno vissuti non come semplice narrazione storica, ma come eventi “presenti a noi” in cui siamo protagonisti … per questi eventi veniamo giustificati, benedetti e unti sempre dalla grazia santificante dello Spirito Santo che opera in noi e  ci spronerà ad annunciare come profeti, la Parola vissuta.

N.B. Di qui comprendiamo l’importanza della proclamazione della Parola e di come non ci sia lecito arrivare tardi alla Messa perdendo tutta o parte della liturgia della Parola.

Cosa significa e cosa succede durante il secondo momento liturgico?

Durante la liturgia eucaristica si realizza l’opera di Dio per noi nel Memoriale il quale ci fa partecipi dell’evento che si ricorda e si compie per noi oggi per allora, proprio come si è compiuto allora per oggi “una volta per tutte” come leggiamo nella Bibbia (Eb.7,27). Si perpetua per noi, adesso l’evento del Cenacolo in cui Gesù, sotto il segno del pane e del vino, offre il suo corpo e il suo sangue per una nuova ed eterna alleanza che rinnova per sempre, quella che Dio strinse con Israele e porta a compimento quanto predetto dai profeti.

“Questo è il mio corpo dato per voi…questo il mio sangue sparso per voi”. Tutto avviene (e non riavviene)  nel momento presente per noi: proprio per me, proprio per te! Comunicandoci a questo corpo “noi tutti mangiamo la stessa persona; noi tutti veniamo strappati  alla nostra chiusa individualità ed inseriti in una più grande.

“Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo…(1 Cor 10-17); diventiamo Chiesa, (ecco perché andiamo a ricevere la Comunione in processione). Ricevendo Cristo, Cristo riceve me! (S. Giovanni Paolo II).

Venendo consacrato ogni giorno dal sacerdote, quel pane non diventa un altro corpo, seppure sempre di Gesù, ma proprio quello stesso che è stato crocifisso per noi “una volta per tutte” (Eb.7,27) …

Donando se stesso, Gesù assimila a sé il credente! Che mistero grande che si svela per noi ogni volta …

A questo punto siamo più che convinti che:

La Messa non termina con questo saluto finale del sacerdote: “la Messa è finita, andate in pace”

Perché  qui comincia la nostra missione; io tradurrei  <<ite Missa est>>  piuttosto così:

<<quello che avete vissuto, ora diventa missione per voi>>.

Si racconta che una volta un presbitero,  spiegate queste cose ai fedeli presenti alla Messa, non a caso si congedò con l’assemblea salutandola così: <<la pace è finita, andate in missione…>> .

Non aveva torto quel sagace prete; sapeva bene quanto siamo contrastati dall’avversario che vuole toglierci la pace dell’incontro  appena “vissuto” con Cristo e i fratelli. Per cui il suo saluto doveva spronare ad essere forti nelle fede…

Infine è necessario condividere la Parola con i fratelli

La Parola che abbiamo spezzato durante la liturgia, proprio a partire da questa mensa, va spezzata con gli altri e condivisa. D’altra parte facciamo la stessa cosa che altri hanno fatto seminando la Parola in noi.

Noi siamo uomini e donne della Parola per mandato divino.  Ma per portarla agli altri, bisogna “perdere la faccia” per Cristo e per far questo, occorre davvero che la Parola sia penetrata in noi e ci abbia cambiato i connotati. Ma non scoraggiamoci, perché è lo Spirito che agisce, quindi sarà non difficile, ma facile se ci apriremo all’azione della sua meravigliosa grazia.

Infine, la Parola di Dio, la possiamo “vivere” nel senso della “ripresentazione dell’evento” e poi spezzare con gli altri, non solo durante la liturgia della Parola nella Santa Messa, ma anche nella lettura personale.

A mo’ di esempio abbiamo letto, commentato e vissuto, taluni brani del Vangelo che  invitiamo tutti a rileggere, soprattutto gli assenti a questo incontro e sono:

  • il cieco di Gerico (Mc 10,46-52);
  • l’emorroissa e la figlia di Giairo (Mc 5,21-43).

Durante queste letture , Lo Spirito ci ha commossi fino alle lacrime…toccando profondamente il nostro cuore.

Preghiera di conclusione.

Abbiamo innalzato una breve preghiera di lode per le meraviglie del Signore, pregando prima con il salmo 146 e poi spontaneamente  come lo Spirito dettava al nostro cuore.

A LODE E GLORIA DI GESÙ

 ALLELUJA !

Gesù è la Parola

Gesù è la Parola

INCONTRO DEL GIORNO 25 NOVEMBRE 2015

Abbiamo aperto l’incontro invocando lo Spirito Santo che come ogni volta non ha tardato a visitarci…come sempre “… Lui è alla porta e bussa…

Richiamati  i seguenti principali concetti del precedente incontro:

Gesù è la Parola

  • che ci nutre assimilandoci a sé;
  • che ci fermenta dal di dentro come un lievito di grazia custodito nel cuore;
  • che opera incessantemente per la nostra santificazione;
  • che ci provoca aspettando da noi una risposta personale;
  • che ci dà forza, perché è potenza;
  • che fa miracoli e compie prodigi sempre;
  • che illumina, libera, guarisce, nutre, santifica,

abbiamo riflettuto sui doveri principali del cristiano nei confronti della Parola Rivelata

IL CRISTIANO È PROFETA ED EVANGELIZZATORE

“Quando riusciremo a trovare in Gesù il fondamento di ogni nostra parola,
anche la nostra povera p a r o l a  diventerà
P A R O L A  di via verità e vita
e noi
saremo profeti”.

 

Come può avvenire questo?  Come si può essere profeti? Cosa significa essere profeti?

Essere profeta vuol dire proclamare la Parola di Dio. E noi avremo la prova certa di conoscere la Bibbia quando la proclameremo evangelizzando; e sarà talmente forte questo desiderio di proclamarla, che non ne potremo fare a meno…. questo significa essere profeti (e non solo prevedere il futuro) seguendo l’impulso dello Spirito Santo.

Col Battesimo noi siamo già tutti: sacerdoti, re e profeti; ma troppo spesso non utilizziamo o meglio non mettiamo a frutto questi doni meravigliosi. Il Signore ce ne chiederà conto…per cui non possiamo fare a meno di conoscere bene la Sacra Scrittura, perché “nessuno può dare ciò che non ha”; ma come fare in concreto?

LA BIBBIA: deve essere letta

Il primo approccio verso la Bibbia, è dunque quello della lettura. Dobbiamo leggerla e leggerla tutta, senza scoraggiarci davanti a quei passi che ci sembrano difficili, perché lo Spirito Santo che ha ispirato coloro che l’hanno scritta, ispirerà anche noi che la leggiamo, donandoci la sapienza per comprendere. Se ci lasciamo guidare ed illuminare da lui, niente risulterà ostile ed incomprensibile, anche le verità più profonde.

È stato calcolato che leggendone un capitolo al giorno, ci si impiegano tre anni per terminarla, ma con due capitoli e mezzo, già si arriva a un anno solo… Qualche volta, proviamo a leggerla ad alta voce proclamandola a noi stessi per essere poi capaci di proclamarla agli altri!

Possiamo anche ricopiare quei passi che ci colpiscono, specificando l’autore ed il numero del capitolo e dei versetti…

La BIBBIA ispira la preghiera personale e sprona anche alla preghiera  profetica comunitaria

Che preghiera meravigliosa e di lode susciteranno in noi quei passi che stiamo leggendo! E in seguito,  l’annuncio profetico diventerà facile, insopprimibile ed irresistibile “perché la bocca parla dalla pienezza del cuore” (Mt 12,33-36) e se il cuore è pieno di Dio e delle sue parole, saranno quelle a venire per prime  sulle nostre labbra e potranno essere utilizzate dallo Spirito Santo se vorrà profetizzare in noi e attraverso noi compiere miracoli e prodigi. Testimonianza tangibile ne è proprio il movimento del “Rinnovamento Carismatico Cattolico”, oggi molto diffuso nel mondo. Il dono della profezia è un dono che Dio elargisce gratuitamente a chi vuole davvero fargli spazio nella propria vita diventando “canale di grazia” e “potenza dello Spirito Santo”.

Dio parla ancora per bocca di uomini che si pongono in ascolto e si lasciano da Lui plasmare. Ricordate il piccolo Samuele che si sentì chiamare da Dio ma ancora non lo conosceva? Bastò che si rendesse disponibile all’ascolto di Dio e divenne un grande profeta… (1Sam 3).

La BIBBIA va studiata

Ci verrà anche il desiderio di studiarla e insegnarla… (pensate che bello! Tutto questo non è meraviglioso?). Per essa, diventeremo profeti, perché il Signore suscita ancora oggi profeti come allora.

Dio parla ancora per bocca di uomini che si pongono in ascolto e si lasciano da Lui plasmare. Ricordate il piccolo Samuele che si sentì chiamare da Dio ma ancora non lo conosceva? Bastò che si rendesse disponibile all’ascolto di Dio e divenne un grande profeta… (1Sam 3).

A conclusione.

Sul finire dell’incontro, poiché alcuni fratelli infermi nel corpo o nello spirito ci avevano chiesto di intercedere per la loro guarigione, abbiamo voluto subito sperimentare la potenza guaritrice e carismatica della Parola e dopo aver letto il passo tratto da Lc 4,31-44, (“…al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su di loro le mani, li guariva. Da molti uscivano demoni…”) in cui viene riferita la grande misericordia di Gesù per l’uomo, accompagnati da un dolcissimo canto di lode  al Signore, abbiamo innalzato a Lui la nostra preghiera. Tutti siamo stati toccati e benedetti dalla misericordia di Dio Padre.

LODE A GESÙ e ALLELUJA !

Compiti per la settimana

  1. Pregare con il salmo 145: “confida nel Signore”.
  2. Cominciare a leggere la Bibbia sperimentandone tutta la grazia e la ricchezza.

<< Chi sono io per te? >>

<< Chi sono io per te? >>

Incontro del giorno 18 novembre 2015

Abbiamo aperto l’incontro con il canto allo Spirito Santo “E’ lo Spirito di Dio che soffia dentro di noi…” il quale non ha tardato a visitarci…come sempre infatti Lui è alla porta e bussa… basta aprirgli! Abbiamo dato lettura dei passi biblici della vocazione di Abramo (Gn 12, 1-9) in cui appare chiaro il modo di agire del Signore. Egli non usa mezzi termini, né mezze misure, è perentorio nelle sue richieste: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò…” cioè gli chiede di lasciare ogni benessere, ogni sicurezza e senza dargli altre indicazioni gli ordina di partire… E noi grazie alla risposta positiva di Abramo oggi siamo benedetti…. Sì perché la Parola è forza, è potenza…fa miracoli e compie prodigi SEMPRE!

Ma se potente era questa Parola rivelata ai patriarchi, profeti, re, giudici dell’Antico Testamento, quanto più potente è quella diretta pronunciata da Gesù, Verbo di Dio, Dio stesso (Gv.1) fatto uomo e venuto ad abitare in mezzo a noi. Abbiamo già avuto modo di meditare sul passo della lettera agli Ebrei, cap. 4,12-13….circa la grazia che può conferire a chi si approccia ad essa con le giuste condizioni, ma può diventare anche motivo di condanna, nel caso in cui pur conoscendola e apprezzandone la grazia e la potenza rigenerante, viene poi disattesa o peggio rifiutata (Gv 12,44-50).

GESU’ E’ LA PAROLA CHE ILLUMINA, LIBERA, GUARISCE, NUTRE, SANTIFICA.

Gesù è la Parola che ci rivela il Padre, che ci fa conoscere ciò che da lui ha udito e ci parla con le sue parole. << Perché io non ho parlato da me… >> (Gv 12,44-50). È la parola che penetrando, converte: separa ciò che è di Dio da ciò che non lo è, ci mostra la beata speranza alla quale siamo chiamati e la via per arrivarci (Eb 4, 12-13). La Parola stessa si fa via, verità e vita. È una Parola potente in forza della quale, “i ciechi vedono, i sordi odono, i muti parlano e gli zoppi camminano, i morti risuscitano e ogni lebbra dello spirito è mondata“… (Mt 11,1-6).

È la Parola che ci nutre assimilandoci a sé; che ci fermenta dal di dentro come un lievito di grazia custodito nel cuore, operando incessantemente alla nostra santificazione.

È una Parola che ci provoca aspettando da noi una risposta personale, mai uguale a quella degli altri …

<< Chi sono io per te? >>

Ora noi possiamo rispondere come Pietro: << Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente! >> (Mt 16,13 e ss) che per noi si può tradurre in una preghiera di mirabile fede: << Tu sei il mio Signore e mio Dio >>… ma più spesso, pur camminando accanto a Gesù, fianco a fianco con lui, come i discepoli di Emmaus, non lo riconosciamo, anche se “il cuore ci arde in petto” e lo invitiamo a “restare con noi perché si fa sera”. Ma quante volte anche noi siamo come i due discepoli di Emmaus, << Tardi e duri di cuore >>”… (Lc 24,13-35). Però è giunto per noi il tempo che

NON POSSIAMO PIU’ IGNORARE LA PAROLA … NON CI E’ PIU’ LECITO.

San Girolamo afferma: “l’ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo”. Non è vero che conosciamo Gesù, la Parola, se noi questa Parola non la leggiamo. Merito del Concilio Vaticano II averla rimessa nelle mani del popolo di Dio dopo cinque secoli d’esilio dei testi sacri … Dobbiamo leggerla, passare del tempo ad ascoltarla, farne tesoro per la nostra vita.

Compiti per la settimana

  1. Meditando sulla domanda di Gesù ai discepoli: “La gente, chi dice che io sia?” domandati:
    Io che dico che sia Gesù?
  2. Pregare con il salmo 144: Maestà e bontà del Signore. “O Dio mio re…

Noi siamo eredi di un Testamento

Noi siamo eredi di un Testamento

Incontro del giorno 11 novembre 2015

Abbiamo aperto l’incontro con una breve preghiera e la lettura a stralcio di alcune rivelazioni di Gesù misericordioso a Santa Faustina che ci hanno dato dei suggerimenti sul come ringraziare degnamente Gesù appena ricevuto nella Santa Comunione.

Attraverso poi la Parola dei passi della lettera agli Ebrei 3,7-11 e 4,12-13, abbiamo cercato di scoprire come la Parola di Dio, se la lasciamo operare in noi, “penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, come una spada a doppio taglio e scruta i sentimenti ed i pensieri del cuore”… di qui si comprende quale debba essere l’atteggiamento di chi si predisponga alla lettura della Bibbia in quanto noi,

NOI SIAMO EREDI DI UN TESTAMENTO

Come eredi, non dobbiamo però fare la fine di quella famiglia poverissima che ereditò per testamento una grande fortuna, ma per paura che il “testamento” fosse una nuova tassa o comunque foriero di guai, non ne volle sapere e lo respinse al mittente restando nella sua miseria….

In questo modo si comportano molti cristiani verso i quali Dio Padre ha fatto un testamento nominandoli eredi, ma loro lo ignorano e trascurano la propria vita lasciandola nella povertà spirituale più assoluta e non di rado nella disperazione del peccato.

Questo documento meraviglioso è la Bibbia che ci rivela un destino di gloria. Essa è quel testamento a nostro favore che raccoglie tutti i messaggi, gli inviti, gli ammonimenti fatti giungere da Dio al suo popolo attraverso le molteplici vicende che l’hanno accompagnato durante tutta la storia della salvezza a cominciare da Abramo fino a Gesù, Parola delle parole. << In principio era il Verbo…>> (Gv 1, 1-14).

Nel dibattito che ne è nato e subito diventato vivacissimo, è stato spiegato il concetto filosofico-teologico secondo l’antropologia paolina che afferma che l’uomo è composto di: corpo, anima, (sede di facoltà in comune con gli animali: passioni, sentimenti, emozioni) e spirito (sede delle facoltà superiori: intelligenza, volontà e memoria). L’anima è posseduta sia dall’uomo che dall’animale, lo spirito invece solo dall’uomo in quanto creato ad immagine e somiglianza di Dio.

Abbiamo concluso l’incontro pregando con il salmo 144 “O Dio, mio re, voglio esaltarti” e ci si è dati come “compito” per la settimana:

rileggere e meditare lo stesso salmo cercando di trovarvi delle risposte alle nostre domande, dubbi, paure ed esigenze di vita.

La dolcezza e tenerezza di Gesù

La dolcezza e tenerezza di Gesù

Incontro del giorno 4 novembre 2015

L’incontro di questa sera ha avuto come tema principale: la dolcezza e tenerezza di Gesù.

Abbiamo aperto l’incontro pregando con il Salmo 62 che inizia: solo in Dio riposa l’anima mia che sembrava il più idoneo ad vivere questo momento e ci siamo sentiti subito “cullati tra le braccia del Padre”.

Attraverso poi la Parola dei passi del Vangelo secondo Matteo, 11,28-30 e la lettera di San Paolo ai Filippesi 2,6-11 e ancora Matteo 12,9-17, abbiamo cercato di scoprire come lasciarsi amare dal Signore. In sintesi, si parla del giogo di Gesù. Il giogo di Gesù, consiste innanzitutto nel lasciarsi amare da Dio. Abbiamo appurato che è sicuramente più facile amare che lasciarsi amare. Lasciarsi amare, non è semplice perché è necessario permettere all’altro di curare le tue ferite, la tua debolezza, il tuo peccato e dunque di guarirle…baciandole. Ma bisogna mostrarle…Gesù fa proprio questo se glielo lasciamo fare… proprio come facciamo con i nostri bambini quando corrono a noi per farsi curare. Ognuno di noi però ha paura di mostrare ciò che è; le proprie ferite, le proprie paure e in definitiva il proprio peccato. È necessario prendere sulle spalle il giogo di Gesù per imparare la mitezza e l’umiltà. E così finalmente ci lasceremo amare da Lui. Se lo faremo, scopriremo le meraviglie del suo Amore…

In seguito abbiamo cercato di dare risposta alle seguenti domande ancora rimaste in sospeso:

  1. Dio ti ha mai parlato?
  2. Se lo ha fatto, come ti ha parlato?
  3. Quale strumento usa Dio per parlare con te?
  4. Come Dio ha sconvolto la tua vita
  5. È più facile amare o farsi (lasciarsi) amare?

Varie e molto edificanti sono state le risposte: se ne segnalano alcune:

  • Il Signore parla attraverso la sua Parola sorprendendoci sempre di più …
  • Il Signore ci può parlare attraverso i fratelli…
  • Il Signore può veramente sconvolgere la vita. I passi biblici che sicuramente hanno cambiato la vita di molti sono rappresentati dalle “Beatitudini”…
  • Tutti hanno convenuto che sia più facile amare che farsi amare…ma che amore potremmo dare se…non ci lasciamo amare?
  • Difficilissimo lasciarsi amare ma se tu decidi di farlo col Signore, Egli ti concederà tutto il tempo necessario per annientarti in Lui come una falena …

Come meditazione scaturita dal tema odierno, è stata formulata la seguente domanda per il prossimo incontro: alla luce di quanto ispiratoci dai passi biblici approfonditi, io mi lascio amare veramente da mio marito/mia moglie?

12